Dolce e Gabbana nel mirino del fisco, contestata la truffa ai danni dello Stato

Pubblicato il 12 Aprile 2010 9:43 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2010 11:16

Dolce Gabbana nel mirino del fisco. La Procura di Milano accusa la celebre maison di «artifizi o raggiri» che concretizzano il reato di truffa ai danni dello Stato. Il fisco contesta alla casa di moda di aver trasferito nel 2004 sede operativa in Lussemburgo pur lavorando in Italia per sfuggire a tasse troppo elevate. I pm milanesi avevano contestato la truffa ai danni dello Stato legata alle evasioni fiscali in altre occasioni che hanno già superato il vaglio dei processi.

Lo hanno fatto con Emanuele Gamna, l’ex legale di Margherita agnelli condannato a 14mesi di reclusione il 30 marzo scorso per truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale. Il processo – rito abbreviato – riguardava una parcella da 15 milioni ricevuta in Italia e in gran parte non dichiarata al fisco.

E nelle indagini c’è il risvolto, per nulla secondario, della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società che prevede sanzioni pesanti per le aziende inadempienti. Il sostituto Laura Pedio, dopo l’iscrizione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel registro degli indagati anche per truffa ai danni dello Stato, sta dando gli ultimi ritocchi al capo di imputazione. In Procura, infatti, si sta ancora ragionando su alcuni aspetti tecnico-giuridici prima di fissare gli interrogatori.

Ci potrebbe essere il rischio, infatti, di un conflitto tra l’articolo 640 bis del codice penale (la truffa ai danni dello Stato) e l’articolo 4 (dichiarazione dei redditi infedele) del decreto 74/2000 sui reati fiscali. Rischio legato al fatto che il primo reato potrebbe escludere il secondo, con riflessi sulle pesantissime sanzioni fiscali che non sarebbero più applicabili. I magistrati puntano, quindi, su una diversa contestazione: la società che ha una falsa sede all’estero e non presenta la dichiarazione dei redditi in Italia viola l’articolo 5 del decreto (omessa dichiarazione). Così le sanzioni tornano.

La Guardia di finanza di Milano ha concluso da mesi le indagini su D&G mentre l’Agenzia delle entrate sta ultimando i conteggi sulle imposte evase. La contestazione è di 259 milioni di imponibile sottratto al fisco per le annualità 2004, 2005 e 2006 grazie alla «esterovestizione» al centro dell’inchiesta. C’è poi la questione della cessione dei marchi che valorizzano abiti, intimo, pelletteria, orologi, scarpe e profumi noti in tutti il mondo e che nel 2004 dalla D&G srl di Milano sono passati per 360 milioni alla Gado con base in Lussemburgo e controllata dalla Dolce e Gabbana Luxembourg.

Secondo quanto anticipato ieri dal quotidiano Il Fatto, si tratterebbe di un’operazione che per l’Agenzia delle entrate sarebbe stata da valutare 700 milioni. Nella relazione al bilancio chiuso il 31 marzo 2008 gli amministratori di Gado scrissero che, nella «linea di composizione della vertenza» scelta «per tutelare al meglio l’immagine del gruppo», le società lussemburghesi sono state riportate in Italia a fine 2007, «pur ritenendo ampiamente resistibili le stesse contestazioni, data l’effettiva residenza lussemburghese della società».