Eolie: dalla scossa emergono la maleducata società e la politica trombona

Pubblicato il 18 Agosto 2010 14:18 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 21:14

Il terremoto alle isole Eolie

Quando la “malasocietà” e la politica trombona si incontrano e si mischiano che succede? Un terremoto, una scossa tellurica che fa franare la facciata della brava gente e del buon amministratore, una spaccatura nella cronaca quotidiana da cui si sprigionano vizi privati e pubbliche connivenze pavide. Più che “mala”, stavolta a mostrarsi è stata una società maleducata e ottusa. E più che una politica solo “trombona”, stavolta è fuoriuscita una politica stupida e, come il medico del proverbio, “pietosa a far la piaga purulenta”. E’ la storia minima ma disperante del giorno dopo la scossa di terremoto alle Eolie. Dopo quel piccolo agitarsi della terra, c’è stato il patetico e incosciente agitarsi della gente e delle autorità.

Un passo indietro, un ricordo cinematografico per capire. Ricordate il film “Lo Squalo”? Sforzate la memoria: ecco quel sindaco dell’isola che, anche di fronte all’evidenza, giurava che tutto andava bene. Aveva un solo comandamento: “Le spiagge non devono chiudere”. E ricordate la gente che si riversava in spiaggia e in barca? Orbi e sordi ad ogni avvertimento, salvo poi consegnarsi in massa al panico. Figure improbabili di una sceneggiatura all’ingrosso. Ma quando mai, ma dove mai esiste gente così? Creazioni di Hollywoood e neanche tanto “lavorate”, gente che esiste solo nei film. Insomma, inventati, proprio come il maxi squalo. Figure cui non occorrerebbe nemmeno far seguire il consueto avvertimento finale: personaggi, fatti e luoghi non hanno rapporto con la realtà.

E invece, anche senza squalo e senza maxi terremoto, la piccola storia delle Eolie racconta che personaggi e interpreti sono tra noi, nella vita reale. A Lipari, nelle spiagge su cui i massi sono franati, c’erano bagnanti che non ci dovevano essere. Non ci dovevano essere loro perchè c’erano da tre anni carteli che vietavano di bagnarsi e avvicinarsi a meno di dieci metri. I cartelli c’erano e la gente non li vedeva. Se ne fregava perchè li considerava come considera tutti o quasi i cartelli d’Italia: messi lì per gli “altri”, mica per “noi”. C’erano lì dove non ci dovevano essere i turisti e i bagnanti perchè i barconi per turisti lì li portavano. Anche questa è imprenditoria, imprenditoria turistica. Rinunciare a una fonte di proventi, a un’attrazione turistica per un cartello arruginito? No, gli “operatori turistici” non erano così pazzi da sottostare niente meno che alla burocrazia. E bagnanti e turisti erano lì dove non dovevano essere perchè nessuno nelle amministrazioni locali neanche si sognava di far rispettare i divieti. Turbare il turismo, l’industria locale con le multe? Nessuna autorità era così “disfattista”.

Poi un giorno la terra trema un po’. Qualche ora dopo la società maleducata e ottusa grida ai tg di “aver visto in faccia la morte”. Il giorno dopo, passata l’emozione, torna in barca e in spiaggia dove andava prima. E la politica che fa? Difende ovviamente gli interessi del territorio. Avrà rilasciato venti interviste quel sindaco di nome Mariano Bruno. Una cosa angosciava tutte le venti interviste: che il turista potenziale fosse turbato. E insieme e in coda al sindaco tutti a calcolare che quest’anno gli incassi da turismo e le presenze sono già calate del 20 per cento. Che vogliamo fare, arrivare al 30 per cento, metterci il carico da undici? Arriva la Protezione Civile, arriva il Prefetto di Messina. Notano che le spiagge erano “libere”, libere da regole, anche quella della prudenza. E le autorità locali si adombrano e si offendono. Tuonano irate contro i mass-media che spargone paura. Ora è vero che le cronache dalla piccola scossa sembravano quelle dal big-one della California, vero che le interviste a chi si era spruzzato contenevano la domanda sullo tsunami, ma inquadrare quel cartello con il divieto di balneazione è, come è stato detto, “terrorismo mediatico”?

E’ ancora il giorno dopo, quello dopo ancora. La Protezione Civile sta tornando a casa, la Prefettura ha allertato le autorità locali, le autorità locali si sono consultate con gli operatori turistici, la gente è tornata in spiaggia, le barche e i battelli riprendono la spola. Il problema, l’unico problema è scacciare gli uccelli del malaugurio: società maleducata e politica pietosa e connivente tornano a stringersi la mano e a farsi reciprocamente l’occhiolino, si intendono infatti a meraviglia.