Risolto il ‘mistero’ di Darwin: due ‘big bang’ per l’evoluzione delle piante da fiore

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 18 Aprile 2011 10:29 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 21:58

ROMA – L’evoluzione delle specie animali e vegetali sul nostro pianeta cela ancora molti misteri, ma ora uno studio genetico sull’evoluzione delle piante condotto dalla Penn State University svela quello che il noto biologo evolutivo Charles Darwin definì come ‘abominevole mistero’, ovvero come fu possibile la veloce evoluzione delle piante da fiore oltre 320 milioni di anni fa, evoluzione che permise a queste piante, all’apparenza così delicate, di sopravvivere all’estinzione di massa che avvenne nel Cretaceo, l’evento K-T, provocata 65.5 milioni di anni fa dalla caduta di un asteroide e di divenire la specie vivente predominante sul pianeta.

Se fino a poco tempo fa il salto evolutivo delle angiosperme, le piante il cui seme è protetto dal fiore come le magnolie, i ciliegi e le rose, era fissato intorno ai 200 milioni di anni fa, il professore di biologia Claude DePamphilis ha spiegato che l’evoluzione di più di 300 mila specie viventi iniziò ben 120 milioni di anni prima di quanto pensato: “sappiamo che, ad un certo punto dell’antichità, una o più importanti metamorfosi genetiche avvennero nelle piante da fiore ancestrali, e sappiamo anche che le metamorfosi possono spiegare l’alto tasso di sopravvivenza di molte specie che si trovano oggi sulla Terra. Ma più importante, sospettavamo che questi significativi cambiamenti erano dovuti a dei meccanismi legati a eventi fra loro indipendenti”.

DePamphilis ha poi spiegato che la ricerca “cominciò con un intenso lavoro di indagine genetica dalla combinazione di 9 differenti piante con genoma già sequenziato, per poi confrontare con i nuovi geni individuati durante il progetto Genomico delle angiosperme ancestrali, che ha sequenziato il dna delle più antiche piante da fiore”. L’attento esame dei dati permise di datare i due “eventi poliploidi” che rivoluzionarono la popolazione delle angiosperme, eventi che si verificarono rispettivamente intorno ai 320 milioni di anni fa il primo e tra i 192 2 200 milioni di anni fa il secondo.

“Un evento poliploide è l’acquisizione, attraverso mutazione genetica, di una ‘doppia dose’ di materiale genetico”, ha osservato uno degli autori dello studio, Yuannian Jiao, che ha precisato come per le specie animali quali i vertebrati un doppio corredo genetico rappresenti una mutazione che porta alla morte, poiché le cellule animali non sono in grado di riprodursi. Al contrario nelle piante i nuovi geni, che sono sostanzialmente dei doppioni,  acquisiscono nuove funzioni o in alternativa si dividono il lavoro, divenendo così dei geni specializzati.

La scoperta è stata paragonata da DePamphilis a “due big bang per le piante da fiore”, due differenti ‘esplosioni’ che hanno portato le angiosperme a colonizzare il pianeta e che gli hanno permesso “di divenire così diverse, così squisite e prevalenti”. Due ‘esplosioni’ poliploidi, forse dovute a due fortunate coincidenze, che hanno dipinto il mondo con i loro colori, inebriato l’aria con i loro profumi, e che ogni primavera ci ricordano il risveglio della natura.