Medico e paziente amici su Facebook? A rischio la deontologia

Pubblicato il 3 Gennaio 2011 17:22 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2011 21:34

Se un medico diventa ”amico” di un suo paziente nel mondo virtuale di Facebook mette a repentaglio il rapporto che si instaura tra i due, quando uno indossa il camice bianco e l’altro gli si rivolge per essere curato. Quindi l’avvertenza per i professionisti è quella di evitare di accettare ”l’amicizia” chiesta dai pazienti sui social network, perché è in gioco la deontologia e l’autorevolezza della professione. E’ un’avvertenza seguita dalla maggior parte dei camici bianchi ma c’è una minoranza che, invece, si dice disponibile ad aprire il proprio profilo ai pazienti. E’ quanto rileva uno studio, pubblicato sul Journal of Medical Ethics, realizzato da alcuni ricercatori francesi che, per primi, si sono interrogati sull’incidenza dei social network nelle vite dei professionisti della salute.

Il gruppo di ricerca del Rouen University Hospital, guidato da Ghassan Moubarak ha intervistato 405 persone tra colleghi e insegnanti dell’ospedale universitario di Rouen. Il 73% aveva già un profilo su Facebook, dotato di foto, indirizzo, informazioni personali e sull’incarico attuale. E quando ai medici è stato chiesto se avrebbero accettato l”’amicizia” di un paziente, l’85% ha risposto negativamente, mentre il restante 15% ha dichiarato che poteva prendere in considerazione la possibilità di accettare. In questa parte del campione c’erano 8 medici che avevano effettivamente ricevuto una richiesta d’amicizia e 4 di loro avevano anche già accettato. La ”febbre” di Facebook ha già contagiato chi lavora negli ospedali, come dimostra il caso dei tre infermieri del pronto soccorso dell’ospedale Molinette di Torino che nel 2009 caricarono sul social network foto scattate in ospedale, con ignari pazienti immortalati mentre ricevevano le cure.

Il primario del pronto soccorso torinese, Valerio Gai, all’epoca parlò di ”episodio di moderna goliardia” che però metteva in discussione il lavoro ”di chi sta in trincea”. Il nocciolo della questione, secondo Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri) ”sta nei contenuti” che i medici veicolano su Facebook. Secondo Bianco, ”dal punto di vista deontologico, un medico è tenuto a mantenere un profilo di immagine consono alla professione che svolge, anche se non sta esercitando e anche sui social network come Facebook”. Il presidente della Fnomceo non esclude che anche il social network possa essere tenuto in osservazione dagli Ordini dei medici, perché Facebook ”non gode di un principio di extraterritorialità rispetto all’etica medica” e qualora si ravvisasse una comunicazione deontologicamente scorretta, verrebbe avviata una valutazione da parte degli Ordini.