Hanno un figlio invalido, stop al risarcimento: “Sono marocchini e poveri, possono scappare”

Pubblicato il 10 Marzo 2011 13:04 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2011 13:04

MANTOVA – Il figlio, Andrea, è nato nel 1998 affetto da tetraparesi dopo un parto travagliatissimo. Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dei medici dell’ospedale di Asola che avrebbero atteso troppo prima di procedere al taglio cesareo e ha stabilito per i genitori del piccolo un risarcimento di 5 milioni di euro. L’ospedale ha già erogato 1 milione e 600mila euro ma ha anche presentato appello ritenendo eccessivo il saldo che resta da versare. Ora, però, la Corte d’Appello di Mantova blocca il maxi risarcimento. Perché? Perchè i genitori di Andrea, marocchini, sono troppo poveri e per i giudici potrebbero dileguarsi con il denaro prima che la sentenza diventi definitiva. E quindi non restituire gli eventuali soldi in eccesso.

Prima di avere giustizia, il piccolo Andrea dovrà arrivare a compiere quindici anni. E’ nato nel ’98 completamente invalido per un errore dei medici del reparto di ginecologia dell’ospedale di Asola (avevano aspettato troppo prima di procedere al taglio cesareo e il bimbo è nato con gravissimi danni cerebrali). Errore riconosciuto dal primo grado della giustizia che, già alcuni anni fa, ha stabilito un risarcimento di quasi 5 milioni di euro.

Il provvedimento della Corte di Mantova non lascia dubbi: “Gli appellati – si legge – non offrono sufficienti garanzie di restituzione delle somme che dovessero risultare essere corrisposte in eccesso, attesa la loro verosimile modesta condizione economica e la possibilità (in quanto immigrati in Italia dal Marocco) di poter facilmente rientrare nel loro paese di origine, senza più fare ritorno in Italia, rendendo così gravosa un’eventuale azione esecutiva”.

“Come dire, se i 5 milioni ci verranno dati tutti adesso e poi l’ultima sentenza ribalta la decisione, chi garantisce che noi, essendo poveri immigrati, restituiremo l’eccedenza? Magari torniamo in Marocco e non ci trovano più” commentano amaramente il papà e la mamma. E poi aggiungono: “Sono vent’anni che abitiamo qui, abbiamo comprato la casa a Levata, i nostri figli (oltre ad Andrea, hanno anche un bambino di 10 anni) studiano qui, abbiamo chiesto la cittadinanza e messo in piedi un’impresa edile. Dove dovremmo andare?”.

Morale, la famiglia di Levata è ancora in attesa che succeda qualcosa. Nel frattempo sono anche in corso trattative con l’assicurazione dell’ospedale, che aveva proposto di chiudere la vicenda con un accordo. “Ma finora la proposta, 500mila euro, è troppo distante dal credito che vantano i miei clienti” dice l’avvocato della coppia, Angelo Villini.