Giappone: su 14 italiani rientrati lievi tracce di iodio. Il ministero: “Nessun pericolo”

Pubblicato il 18 Marzo 2011 20:30 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2011 20:31

ROMA – Ad oggi sono 23 le persone che si sono sottoposte a controlli sulla radioattività al ritorno dal Giappone, di queste su 14 sono state individuate lievi tracce di iodio 131 nelle urine da mettere probabilmente in correlazione con l’incidente nucleare.

Questo lieve aumento, spiega il ministero della Salute che lo rende noto, ”è comunque inferiore al limite della normale esposizione ambientale consentita e quindi si escludono rischi per la salute”.  Tutti i soggetti controllati sono risultati negativi all’esame radiometrico esterno per la rilevazione di contaminazione cutanea o tiroidea. Il ministero fa anche osservare che ”l’esame è stato eseguito con strumenti di ultima generazione ad altissima sensibilità che registrano anche quantità infinitesimali di radioattività”.

Anche i medici rassicurano sui possibili rischi.  Il professor Giampaolo Biti, direttore della radioterapia di Careggi, precisa:  ”Le dosi rilevate sono inferiori di un migliaio di volte a quella che viene somministrata giornalmente nelle migliaia di pazienti che in tutto il mondo sono sottoposti all’esame della tiroide con scintigrafia (30 microCurie) ed almeno centomila volte inferiore alle somministrazioni di iodio 131 effettuate a scopo terapeutico per ipertiroidismo (5 milliCurie)”.

”La letteratura internazionale consolidata da oltre mezzo secolo – prosegue Biti – non ha mai osservato in coloro che sono stati sottoposti a indagini sulla tiroide od a terapie per ipertiroidismo effetti collaterali gravi o tumori radio indotti. Queste quantità si riducono progressivamente, fino a sparire nel giro di 120 giorni”.

Riguardo al fatto, ad esempio, che tra i 10 componenti del Maggio controllati, provenienti dall’area di Tokyo, 8 siano risultati positivi, (complessivamente i controlli hanno riguardato 14 persone e tra gli 11 positivi ci sono 3 cittadini non facenti parte della comitiva del Maggio), ”queste differenze – spiega il professor Alberto Pupi direttore della medicina nucleare di Careggi -, pur su livelli complessivi minimi di radioattività, dipendono dal momento del prelievo delle urine rispetto al momento in cui l’individuo è venuto in contatto con lo Iodio 131. Ad esempio, se nelle urine dopo 5 giorni dalla inalazione dello Iodio 131 e’ presente 1 Becquerel, nella tiroide il giorno della inalazione, erano presenti circa 1.300 Becquerel, pari a 30 nanoCurie (miliardesimi di Curie)”.

Venerdì mattina,  intanto, si è riunita la commissione regionale per la prevenzione dei rischi di radazioni ionizzanti. Il protocollo, attivato già a Careggi prevede, sui campioni di urine, la ricerca dello Iodio 131 e del Cesio 137..