Perugia. I pm: “Protezione globale” della cricca di Bertolaso. Rinvio a giudizio per 19 persone

Pubblicato il 5 Maggio 2011 14:04 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2011 14:42

PERUGIA – Per l’inchiesta della “cricca” e dei grandi eventi i pm di Perugia hanno chiesto il rinvio a giudizio per 19 persone. Si tratta, scrive l’Ansa, degli indagati nell’inchiesta G8 e fra loro spiccano i nomi dell’ex capo della protezione civile ed ex sottosegretario Guido Bertolaso e l’imprenditore romano Diego Anemone.

Secondo quanto scrive il quotidiano La Nazione,  la richiesta di rinvio a giudizio riguarderebbe anche 11 società. Hanno invece chiesto di patteggiare, con il consenso dei pm, l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo accusati di rivelazione di segreto di ufficio e l’architetto Angelo Zampolini, per il riciclaggio di denaro destinato all’acquisto di alcune abitazioni.

Le carte dei pm parlano, riportano ancora il quotidiano, di una «prova incontrovertibile dell’asservimento della pubblica funzione» di Guido Bertolaso che sarebbe emersa dall’inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi. Secondo gli inquirenti le presunte utilità ricevute dall’ex sottosegretario (accusato di corruzione) e gli atti al centro degli accertamenti «appaiono inquadrabili» anche «in un’ottica di protezione globale».

Facendo riferimento alla versione difensiva di Bertolaso, i pm rilevano che «se si può convenire sulla circostanza che questi non abbia approvato almeno formalmente e direttamente atti aggiuntivi, tuttavia la condotta corruttiva emersa nella fase delle indagini si colloca nell’alveo giurisprudenziale che riconosce l’addebito nell’avere accettato promesse e ricevuto utilità in modo unitario, nel senso della riconducibilità delle stesse alla medesima fonte, anche in funzione di una pluralità di atti da compiere, per cui il reato si configura come una condotta pressoché unitaria, pur in presenza di una pluralità di utilità che realizzano solo elargizioni gia’ tacitamente convenute».

Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di «sistematica violazione delle regole che caratterizzava la gestione dei cosiddetti Grandi eventi». I pm ritengono poi che «la scelta della procedura d’urgenza e di una determinata impresa per effetto della ricezione o della promessa di denaro o di altre utilita’ integra la violazione di doveri d’ufficio, che impongono la disinteressata valutazione della situazione concreta».