“Homo tablet”? Più stupido dell’Homo sapiens di 2000 anni fa. Ma più “informato”

Pubblicato il 26 Novembre 2012 14:23 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2012 14:25
Homo Tablet più stupido dell'Homo Sapiens

Homo Tablet più stupido dell’Homo Sapiens

LONDRA – “Homo tablet”? Un primate più stupido di un Homo sapiens di 2000 anni fa. Lo sviluppo di scienza e tecnologia ha reso la nostra vita più lunga e più comoda. Più comoda anche per le nostre cellule cerebrali, che dovendo risolvere meno problemi si attivano di meno, facendo lavorare di meno il cervello, il muscolo più importante del corpo umano.

La tesi è del professor Gerald Crabtree – genetista dell’università di Stanford – pubblicata sulla rivista specializzata Trends in Genetics e rilanciata da giornali inglesi come il Guardian. Crabtree non smentisce le teorie evoluzioniste di Darwin. Smonta però il mito che l’evoluzione porti a un miglioramento continuo: l’uomo e gli animali, così come le civiltà, arriverebbero a un culmine dopo il quale inizierebbe un declino.

Il nostro declino sarebbe iniziato non pagando più a caro prezzo i nostri errori. Per millenni i nostri antenati non potevano “permettersi” la stupidità: dal tempo dei dinosauri a quello dei greci e dei romani, un errore, un gesto o una valutazione sbagliata, costava anche la vita.

Mentre ora è diverso. Anche dal punto di vista della selezione naturale, chi sbaglia non solo non viene “scartato”, viene addirittura premiato. Spiega Crabtree al Guardian:

“Un tempo, se un cacciatore/raccoglitore non riusciva a risolvere il problema di come trovare il cibo, moriva e con lui tutta la sua progenie. Mentre oggi un manager di Wall Street che fa un errore riceve un cospicuo bonus e diventa un maschio più attrattivo. La selezione naturale non è più così estrema”.

La “rovina” dell’intelligenza della razza umana, secondo Crabtree, sarebbe cominciata col passaggio dalla caccia all’agricoltura, dalle società nomadi a quelle stanziali. Le comunità di cacciatori/raccoglitori avrebbero selezionato per millenni i più forti e i più intelligenti. Poi la selezione naturale ha iniziato ad “impigrirsi”. Crabtree individua l’apice dell’evoluzione umana nel periodo della Grecia classica, un periodo che infatti ancora molto ci insegna di filosofia, politica e letteratura.

“Siamo una specie sorprendentemente fragile dal punto di vista intellettuale e probabilmente abbiamo raggiunto il nostro picco di intelligenza tra i 6000 e i 2000 anni fa. È sufficiente che la selezione naturale diventi meno severa, che subito il nostro patrimonio intellettuale si indebolisce. In rapporto al nostro antenato di qualche migliaio di anni fa, la nostra intelligenza è sicuramente più debole per fortuna la società è abbastanza forte da contrastare l’effetto”.

Il nostro salvagente contro la marea montante di stupidità – secondo Crabtree – è un sistema sociale che ora ci consente di trasmettere il sapere simultaneamente in tutto il mondo. Un po’ come se un gruppo di africani avesse scoperto come lavorare il bronzo e avesse potuto comunicarlo con un’email agli indiani del Nordamerica. Rispetto ad allora “l’Homo tablet” sarà anche più stupido dell’Homo sapiens, ma è più consapevole, più “informato”, più “connesso”.