Inchiesta di Bari, il finanziere Paglino fotografato mentre passava atti riservati a una giornalista

Pubblicato il 3 Giugno 2010 18:15 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2010 18:15
gianpaolo tarantini

Gianpaolo Tarantini

Salvatore Paglino divulgava per telefono o con foto gli atti ricoperti da segreto istruttorio. E’ questa la nuova accusa nei confronti dell’ufficiale della Guardia di Finanza arrestato per peculato e stalking dalla Procura di Bari. I pm stanno rivalutando l’accusa di stalking (il finanziere avrebbe “perseguitato” via sms una delle ragazze della “scuderia” di Gianpaolo Tarantini e una giornalista).Inoltre i magistrati baresi starebbero ipotizzando adesso anche il reato di corruzione. Paglino ha coordinato l’inchiesta di Trani sul caso Rai-Agcom ed ha lavorato anche all’inchiesta sulla santitopoli pugliese.

Paglino avrebbe fornito ad alcuni giornalisti notizie coperte da segreto istruttorio attraverso “lettura integrale degli atti giudiziari al telefono o riproduzione fotografica del contenuto degli stessi”. La fuga di notizie ha riguardato inchieste delle Procure di Bari e di Trani. In particolare Paglino “ha svelato atti coperti da segreto d’ufficio e in alcune occasioni addirittura anticipando risultanze di indagini ancora in corso che non erano state ancora comunicate all’ufficio competente”.

Le fughe di notizie riguardano le audizioni del 17 dicembre 2009, presso la procura di Trani, del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, e del commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi, ascoltati come testimoni nell’ambito dell’indagine sulle carte di credito American Express revolving; la fornitura di dettagli sul provvedimento di arresto del settembre scorso di Gianpi Tarantini; in un paio di occasioni Paglino avrebbe rivelato a giornaliste particolari emersi dalle indagini sulla gestione della sanità pubblica pugliese; in un ultimo caso dettagli sull’inchiesta relativa agli accreditamenti di alcune cliniche private da parte della Regione Puglia.

La Procura di Bari ha fatto sapere che l’inchiesta che ha portato all’arresto di Paglino è stata avviata nel settembre 2009 “a seguito sia della pubblicazione su un quotidiano nazionale dei verbali dell’interrogatorio dell’imprenditore barese Giampaolo Tarantini, sia delle indiscrezioni pubblicate su diversi organi di stampa di una possibile inchiesta a carico del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola”. Nella stessa indagine sono emerse “numerose fughe di notizie da parte di pubblici ufficiali relative non solo all’indagine sulla sanità pugliese”, per cui l’inchiesta sfociata nell’arresto di Paglino “costituisce solo una prima tranche di una molto più ampia”.

Gli inquirenti hanno accertato “l’accesso abusivo ai sistemi informatici” e per questo motivo sono state disposte intercettazioni telefoniche. La Procura precisa inoltre che “sono solo due” le donne vittime di stalking da parte di Paglino, e sottolinea di aver “tenuto sempre ben distinte le responsabilità di chi per dovere d’ufficio è tenuto al segreto e di chi, come i giornalisti, fanno della ricerca delle notizie la loro principale caratteristica professionale”. Nella nota la Procura rimarca infine “il rapporto di fiducia che è esistito, esiste ed esisterà con la Guardia di finanza, preziosa collaboratrice di importantissime inchieste condotte da questo ufficio”.

Nel fascicolo sono contenute fotografie che ritraggono l’ufficiale della guardia di finanza Salvatore Paglino mentre incontra in un bar di Bari una giornalista alla quale fa fotografare stralci dei verbali di interrogatorio resi nell’ambito di una delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. Dopo aver “ceduto” i verbali , Paglino avrebbe tentato invano di telefonare alla cronista per avere un incontro. La donna però non avrebbe mai risposto al telefono sino al momento in cui l’ufficiale è riuscito a parlarle utilizzando un telefono della Procura.

Gli stralci dei verbali di interrogatorio che Paglino avrebbe fatto fotografare alla giornalista (la stessa che è ritenuta vittima dello stalking) sarebbero stati “passati” ad hoc all’ufficiale dagli inquirenti che ipotizzavano che l’investigatore li avrebbe successivamente ceduti a qualche giornalista. Infatti, Paglino veniva pedinato ed era intercettato da tempo. Dopo aver ottenuto gli atti, con il fascicolo d’indagine tra le mani, Paglino avrebbe incontrato la cronista in un bar cittadino e le avrebbe fatto fotografare stralci dei verbali relativi alla vicenda in cui è indagato l’ex direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino, soprannominata “Lady Asl”, funzionari del suo ufficio e lo stesso Tarantini.

Infine i magistrati pensano di contestare all’ufficiale il reato di corruzione: avrebbe ceduto notizie in cambio dell’ipotetica promessa di “utilità”. La modifica della contestazione potrebbe essere formalizzata a breve, dopo l’interrogatorio di garanzia di Paglino fissato per il 4 giugno. Nei prossimi giorni la cronista potrebbe invece essere convocata in procura per essere interrogata.