Insulti al “bullo” su Facebook, 100 indagati. Ma è una forma di violenza psicologica

Pubblicato il 8 Aprile 2010 11:28 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2010 11:29

Per la procura di Genova Facebook non è un porto franco dove si può dire qualsiasi cosa, anche se nel mirino c’è chi si comporta in modo piuttosto fastidioso. Creare un gruppo dove si susseguono insulti e minacce a una specie di “bullo” sessantenne, che scorazza per il quartiere in Ferrari parcheggiando, a detta di chi lo detesta, sui marciapiedi e sgommando senza motivo, può dar corpo a una miriade di reati: istigazione a delinquere, minacce, ingiurie, diffamazione.

Con questi addebiti, nei giorni scorsi, oltre cento persone sono state indagate dal sostituto procuratore Francesco Pinto, titolare dell’inchiesta affidata alla polizia Postale. A innescare l’azione delle forze dell’ordine è stata la denuncia presentata da Giuseppe Torriani, pensionato di Quarto, quartiere di Genova,

che le leggende telematiche descrivono all’improvviso ricco per l’eredità d’un centinaio di appartamenti lasciati da una vecchia zia.

Fatto sta che al signor Giuseppe viene intitolato il gruppo «Beppe di Nervi ha rotto il c…». E qui, nel giro di un paio d’anni, arrivano messaggi dettati da goliardia, invidia, vera e propria rabbia, o antipatia per chi viola le regole non scritte del basso profilo genovese. Pare che qualcuno abbia esagerato: la polizia postale ha chiuso il gruppo di recente, dopo la denuncia di Beppe che a febbraio si è arrabbiato e ha deciso di portare davanti in tribunale gli autori dei messaggi più cattivi.

«C’era di tutto – spiega l’avvocato Michele Ispodamia, che con il collega Enrico Grego si occupa del caso – Sei persone sono state denunciate per istigazione a delinquere, una decina per minacce, gli altri per diffamazione ». Fra loro c’è un dipendente dell’azienda dei trasporti che promette: «Se lo vedo lo metto sotto con l’autobus». C’è chi invita a «stordirlo con una badilata in testa», o a «tirargli tonnellate di uova marce ».

Ora andrà valutata la posizione di ognuna delle circa cento persone iscritte al registro degli indagati, per capire se qualcuno ha commesso reati. Beppe ha detto al Secolo XIX che darà in beneficenza l’eventuale risarcimento. L’unica cosa certa è che delle sue sbruffonate al volante della F430 a Genova parlano tutti, diventando una piccola leggenda metropolitana o se preferite “facebookiana”.