L’invasione degli ultra-genitori. Poca resistenza contro i “visitors” della scuola

di Riccardo Galli
Pubblicato il 24 Marzo 2011 15:44 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 15:44

Il liceo Parini (foto Manuele Mangiarotti - LaPresse)

MILANO –E’ l’invasione degli ultra-genitori e c’è ormai poca resistenza contro i “visitors” della scuola. Fino ad alcuni, per la verità parecchi anni fa, gli schieramenti erano noti e chiari: da una parte i figli e dall’altra i genitori e gli insegnanti, uniti nella lotta dell’educazione. Oggi le carte sono state sparigliate, le alleanze saltate e i genitori si trovano sulle barricate al fianco dei loro pargoli, uniti contro insegnanti vissuti come troppo severi, comunque colpevoli del misfatto di non garantire alla prole il successo scolastico. L’ultimo episodio di cronaca che racconta questa verità ha come teatro il liceo Parini di Milano. Storico liceo classico della Milano bene dove in un cinquantennio sono finiti sul banco degli imputati i ragazzi della Zanzara perché troppo liberali e quelli che allagarono la scuola perché troppo idioti. Oggi sul banco degli imputati siedono invece gli insegnanti e alcuni di loro hanno persino gettato la spugna: cinque docenti stanchi di avere a che fare con “mamme e papà che vogliono insegnarci il nostro mestiere” hanno alzato bandiera bianca e chiesto di essere trasferiti.

“Una madre mi ha dato della fallita perché suo figlio ha voti bassi. Le ho detto che suo figlio non studia. Lei mi ha risposto che non posso scaricare su di lui le mie frustrazioni”, racconta una delle cinque insegnanti del prestigioso liceo bene di via Goito che ha fatto domanda ufficiale per essere trasferita altrove. Un’altra insegnante giura di essere stata insultata da una mamma perché sua figlia si era meritata una nota di biasimo: “Insulti pesantissimi irripetibili. E più i genitori sono ricchi più sono maleducati. A questo punto preferisco lasciare con profonda amarezza e grande dispiacere”.

E ha ragione la professoressa a dire: “più i genitori sono ricchi più sono maleducati”. Un tempo, forse, il proletario ignorante poteva contestare le decisioni dei professori perché non ne comprendeva la valenza educativa, ma era un evento assai raro perché solitamente prevaleva il senso di rispetto intrinseco alla figura dell’insegnante e, un tempo, i ricchi conoscevano bene il valore dell’istruzione e si guardavano bene quindi dal dar man forte a rampolli ignoranti. Oggi la ricchezza è invece spesso sinonimo di arroganza e questa è solitamente figlia dell’ignoranza. Facile quindi capire quale sia il percorso sociale che porta alla nascita del fenomeno “genitori vs insegnanti”. Genitori ignoranti e arroganti che forti del denaro che riempie le loro tasche vivono come una prevaricazione, come torto nei confronti loro e dei loro figli, un brutto voto. Voto che il più delle volte è certamente meritato. Non sono molti i ragazzi che amano studiare, l’adolescenza è un’età difficile in cui è naturale fare sciocchezze. E questi genitori invece di unirsi agli insegnati per guidare, correggere e far crescere i ragazzi, come sarebbe altrettanto naturale, danno spago e ragione agli adolescenti in questione che di certo non cresceranno grazie a simili esempi.

E questo modus operandi è talmente radicato nell’Italia dei “mammoni” che i poveri insegnanti non trovano una sponda amica  nel ministro Gelmini (che non ha mai avuto un rapporto facile con professori e maestri) ma nemmeno nel dirigente scolastico del Parini che si è limitato a dire: “I genitori che per qualsiasi ragione personale abbiano motivi di critica nei confronti di un docente non devono avere atteggiamenti aggressivi o offensivi”… e se ci vuole una nota del preside per chiedere questo chiaro è che la situazione è ormai degenerata. Degenerata da quando è diventato costume e regola nelle scuole considerare alunni e soprattutto famiglie “clienti” dell’istituzioni. Da qui al cliente che ha sempre ragione il passo è breve e le famiglie lo hanno fatto, con decisione e…spudoratezza.

Raffaella Castellani, genitore e presidente del consiglio d’Istituto cerca di mantenere una posizione pilatesca: “C’è una minoranza di padri e madri che difende i figli ad oltranza. Ma ci sono anche insegnanti inadeguati che non sanno fare il loro mestiere, hanno cambiato quattro scuole in quattro anni e qualcosa vorrà pur dire, danno i voti come capita rendendo difficile il rapporto con i ragazzi che non sanno più come comportarsi”.

Una volta la figura dell’istitutore era in qualche modo sacralizzata, senza arrivare a tanto il buon senso suggeriva e suggerirebbe che non è bene che un genitore critichi davanti a un figlio un insegnante, minandone così l’autorità e la credibilità.

Hanno ragione però questi genitori, la colpa è tutta degli insegnanti. Ma non di quelli che attaccano perché danno brutti voti ai figli, ma di quelli che li hanno preceduti e che non hanno saputo insegnare a quelli che oggi sono genitori che l’arroganza e l’ignoranza non sono un valore.