Conti in Svizzera: anche una giudice di Milano (indagata per concussione) nella lista Falciani

Pubblicato il 1 Marzo 2011 9:17 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2011 9:17

MILANO – Un giudice del Tribunale fallimentare di Milano nella lista Falciani: ne parla Repubblica, in un articolo a firma di Walter Galbiati ed Emilio Randacio: “Il nome di Maria Rosaria Grossi compare tra i 7mila nominativi della lista che la polizia francese ha sequestrato a Hervé Falciani, francese, ingegnere informatico ed ex dipendente della Hsbc Private Bank di Ginevra”.

La Grossi, oltretutto, scrivono i due, è finita sotto inchiesta “per il giro di consulenze e incarichi assegnati a professionisti amici o ai quali era affettivamente legata, aveva i conti in Svizzera”. Un’inchiesta che l’aveva portata alle dimissioni: il giudice è accusato di concussione, mentre l’accusa per abuso d’ufficio è stata archiviata. Adesso, spiegano Galbiati e Randacio, “l’udienza per decidere sul rinvio a giudizio è fissata per il 15 marzo”.

A gettare ombre sulla Grossi, sottolineano i due giornalisti, è stato Mauro Vitiello, un altro magistrato della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, durante uno degli interrogatori: “Era sospettata di scambiare favori di natura economica con professionisti vari utilizzando il sistema della loro nomina nelle procedure concorsuali. Altra voce che correva sul conto della Grossi era relativa al fatto che avesse avuto relazioni sentimentali con avvocati e professionisti che lavoravano nello stesso settore dove lei svolgeva attività di giudice”.

Vitiello avrebbe, come raccontano i cronisti di Repubblica, fatto riferimenti espliciti: “La Grossi si occupò della vicenda lodo Mondadori (…) In particolare aveva fatto scalpore la circostanza che la causa fosse stata assegnata proprio alla Grossi, che a quel tempo aveva una relazione con l’avvocato Bruno Giordano, a sua volta avvocato, credo, in ambito assicurativo del gruppo Berlusconi”.

Il legame tra la Grossi e la famiglia Giordano sarebbe poi stato riferito da un commercialista, Giovanni La Croce: fu lui, prosegue l’articolo, “a raccontare come la Grossi abbia chiesto a Marina Giordano, sorella di Bruno, di sostenere davanti alla procura che “i movimenti di denaro tra loro (i Giordano) e la sorella del giudice, pari a circa 100mila euro, erano riferibili a prestiti non meglio precisati della Grossi”. Marina Giordano, invece, aveva sostenuto che tali somme erano state affidate a lei in custodia dal giudice – e non in prestito – e che a un certo momento la Grossi ne aveva chiesto la restituzione. “La Grossi – spiega La Croce nei suoi verbali – sarebbe riuscita, a suo dire, a dimostrare agli investigatori bresciani che le somme raccolte nel 2008 pari a circa 100mila euro, proverrebbero dall’incasso di suoi affitti in nero e non invece, come sosteneva l’accusa, dall’incasso di ipotetiche tangenti”.

Il nome della Grossi, concludono Galbiati e Randacio, appare anche in una vicenda relativa ai terreni vicini a Villa Certosa, la residenza sarda di Berlusconi: “lo zampino della Grossi – scrivono i due – compare nel fallimento dell’Arcado, dove rivestiva il ruolo di giudice delegato: alla Arcado, società dei Donà delle Rose, facevano capo i terreni adiacenti a Villa Certosa, che, attraverso la mediazione di una società delle British Virgin Island riconducibile al fiduciario Filippo Dolfuss, finirono poi alla Idra del gruppo Berlusconi”.