Long Covid i sintomi: alcuni malati rimangono positivi per settimane, ecco i possibili fattori di rischio

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 11 Marzo 2021 12:07 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2021 12:07
Long Covid

Long Covid, perché alcuni malati rimangono positivi per settimane? Ecco i possibili fattori di rischio (foto ANSA)

I sintomi di Long Covid, la forma del virus che può durare per lungo tempo, potrebbero essere legati a diversi fattori come l’età, l’indice di massa corporea e il genere del paziente, oltre che al numero di sintomi comparsi durante la prima settimana.

E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature e condotto dai ricercatori del King’s College di Londra dell’University College di Londra, che hanno analizzato i dati di oltre 4mila persone risultate positive alla malattia e affetti dai sintomi a lungo termine di Covid.

Lo studio sul Long Covid

“Circa il 2,3 per cento dei pazienti considerati – afferma Carole H. Sudre del King’s College di Londra – ha mostrato sintomi a distanza di ben 12 settimane dalla diagnosi”.

Il team ha considerato 4.182 casi di Long Covid, definito come la manifestazione della malattia oltre 28 giorni, valutando le informazioni raccolte dai pazienti tramite l’app Covid Symptom Study nel periodo compreso tra il 24 marzo e il 2 settembre 2020, durante il quale oltre quattro milioni di persone si sono registrate sull’applicazione. Ai fini della ricerca, sono stati selezionati solo gli individui che soddisfacevano i criteri di inclusione per studiare la durata dei sintomi persistenti di Covid.

Sintomi da Covid anche dopo un mese

Stando ai risultati degli scienziati, il 13,3% dei partecipanti ha riportato sintomi dopo 28 giorni, mentre circa il 2,3 per cento manifestava ancora difficoltà a distanza di 12 settimane dalla diagnosi, tra cui affaticamento, mal di testa, dispnea e anosmia. Gli scienziati sottolineano che la presenza di sintomi a lungo termine era più probabile nei casi di obesità, tra gli anziani e nei pazienti di genere femminile.

“Il nostro modello – sostiene l’autrice – potrebbe essere utilizzato per identificare gli individui che presentano un rischio più elevato di sperimentare Long Covid. Sappiamo che l’infezione può manifestarsi con un ampio spettro di gravità, che spazia dalle forme asintomatiche fino alla possibilità di decesso del paziente. Il nostro studio prospettico potrebbe contribuire a definire delle condizioni che rendono più elevato il rischio di sperimentare una forma grave di Covid-19 e individuare i metodi più efficaci per intervenire in questo senso”.

I ricercatori hanno confrontato la durata dei sintomi con alcune caratteristiche associate alla condizione, come età, genere, indice di massa corporea e presenza di comorbilità.

“Tramite l’app Symptom Study – riporta Benjamin Murray dell’University College di Londra e coautore dell’articolo – abbiamo chiesto ai partecipanti di indicare quotidianamente il loro stato di salute, i sintomi e i risultati di eventuali test Covid-19. Abbiamo rilevato che gli individui con lungo Covid avevano maggiori probabilità di aver richiesto una valutazione ospedaliera durante la degenza. L’unica condizione preesistente significativamente associata alla manifestazione di sintomi a lungo termine sembrava essere l’asma”.

Quali sono i sintomi più comuni nel Long Covid

I sintomi più comuni oltre i 28 giorni erano stanchezza (97,7%) e mal di testa (91,2%), ma non mancavano casi di problemi cardiaci (6,1%), difficoltà di memoria o concentrazione (4,1%).

“La maggior parte di questi effetti aggiuntivi – osserva Sudre – è stata segnalata a distanza di 3 o 4 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi. Fondamentalmente abbiamo individuato due modelli di sintomatologia tra i pazienti con Long Covid: coloro che riferivano affaticamento, mal di testa e disturbi delle vie respiratorie superiori, come mancanza di respiro, mal di gola, tosse persistente e perdita dell’olfatto, e i casi con disturbi multisistemici aggiuntivi con febbre e sintomi gastroenterologici”.

“Gli individui che riportavano più di cinque sintomi durante la prima settimana – continua Claire J. Steves del King’s College di Londra, terza firma dell’articolo – avevano più probabilità di sviluppare sintomatologie a lungo termine, e i più predittivi erano affaticamento, cefalea, dispnea, voce rauca e mialgia”.