Aria di rivoluzione: “Lotta continua” torna in stampa dopo 40 anni

Marco Maimeri*
Pubblicato il 2 Febbraio 2011 9:37 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2011 9:38

ROMA – Era l’organo ufficiale dell’eponimo movimento della sinistra extraparlamentare, di orientamento comunista rivoluzionario, fondato nel 1969 e scioltosi poi, in seguito al secondo congresso nazionale, con la svolta armata del 1976.

Prima era solo un periodico poi, dall’aprile del 1972, un quotidiano che ebbe fra le sue firme “storiche” Adriano Sofri, Guido Viale, Marco Boato e Mauro Rostagno, nonché protagonisti odierni del mondo dell’informazione come Gad Lerner, Paolo Liguori, Giampiero Mughini, oltre allo stesso Sofri. Ora, a distanza di trent’anni dalla sua chiusura, nel 1982, torna Lotta Continua.

In apertura del primo numero, c’è una citazione di Luciano Parlanti, l’operaio della Fiat Mirafiori che fu uno dei protagonisti dei grandi scioperi dell’Autunno Caldo del 1969: «È la lotta che crea l’organizzazione non il contrario». Presente inoltre un omaggio a Roberto Zamarin, il grafico, morto in un incidente stradale nel ‘72, che inventò il personaggio a fumetti di Gasparazzo, combattivo operaio meridionale della Fiat, che per l’occasione è stato ridisegnato mentre, allegro, riferendosi al giornale ritrovato, urla: «È tornato».

Fra gli artefici della rinascita di Lotta Continua ci sono ora tute blu e precari riunitisi a Torino per pubblicare un giornale di 12 pagine, ricco di buoni propositi ma che ha già dato vita a un dibattito sui blog fra favorevoli e contrari all’interno della stessa cerchia di ex protagonisti. A scriverne per primo – come riporta La Repubblica di Torino – è stato Fabrizio Salmoni, studioso di storia americana ed ex militante: «Ora il cerchio spezzato nel passato sembra ricomporsi. Si vedrà se sarà coerente con il nome che porta o se tutto si rivelerà un espediente mediatico, sicuramente il primo in assoluto in un ambito di sinistra estrema». Scettico, infatti, l’architetto Dino Barra, che ha sostenuto: «Lasciamo stare i morti, è immaginare il futuro che è difficile».

Convinti dell’operazione, invece, i giovani operai Fiat, i lavoratori precari e gli studenti universitari che animano la redazione. «Lottiamo e resistiamo – sostengono nell’editoriale del periodico – e facendo questo ci riprendiamo la nostra autonomia politica e di lotta». A rispondere loro è lo storico Giovanni De Luna, anche lui animatore di Lotta Continua nel 1969, che definisce quel capitolo «storicamente compiuto, dunque irripetibile, esattamente come lo fu il Partito d’Azione, che a sua volta ogni tanto qualcuno vorrebbe fare rivivere». Ma il collettivo redazionale non demorde e sempre dalle pagine del giornale controbatte: «Con estrema sincerità diciamo che secondo noi ha ragione chi affermava che in un qualsiasi progetto il mito va alimentato, e Lotta Continua, e ancora prima l’Assemblea Studenti-Operai del 1969, rappresentano il “mito” per la storia della conflittualità sociale a Torino, ma addirittura a livello nazionale». E infatti Marco Revelli, saggista e docente universitario, concede loro: «Mi sembra un’iniziativa positiva, contribuisce a rompere quel diaframma che era stato posto rispetto alle vicende e alle lotte di un tempo. A Torino si ritorna quindi a parlare. Anche durante la Resistenza, del resto, si rispolveravano testate del movimento operaio del passato per le battaglie del presente». Insomma, la lotta continua…

* Scuola di Giornalismo Luiss