Nicola Cosentino andrà a processo a marzo per concorso esterno in associazione mafiosa

Marco Maimeri*
Pubblicato il 1 Febbraio 2011 12:35 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2011 12:35

Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania

NAPOLI – Gli avvocati Stefano Montone ed Agostino De Caro avevano chiesto per lui il giudizio immediato. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Cananzi ha accolto ora la loro richiesta fissando per il prossimo 10 marzo, davanti alla prima sezione del Tribunale di Napoli, collegio C, la prima udienza del processo.

Il deputato Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, si dovrà difendere dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta sulle attività del clan dei Casalesi.

«La decisione è stata presa – ha spiegato l’avvocato Stefano Montone – per abbreviare i tempi e giungere, al più presto, alla fase dibattimentale. Eseguire l’udienza preliminare avrebbe generato una stagnazione perché il giudice avrebbe impiegato diverso tempo per studiare le diverse decine di migliaia di carte che compongono l’intero incartamento. La prima udienza – ha proseguito il penalista – sarà esclusivamente tecnica e servirà a fissare il calendario delle udienze che entreranno nel vivo nei mesi successivi. Per quanto ci riguarda, siamo certi dell’innocenza del nostro assistito e vogliamo che la sua estraneità ai fatti sia dimostrata nel più breve tempo possibile».

L’ipotesi di reato messa in piedi dagli inquirenti si basa sul fatto che Nicola Cosentino avrebbe intessuto rapporti con il clan dei Casalesi per ottenere sostegno elettorale, dal 1980 a oggi. Nello specifico, avrebbe «garantito il permanere dei rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica» e «contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan», si legge nelle carte dell’accusa.

Al coordinatore regionale del Pdl inoltre vengono contestati anche tentativi di condizionare il ciclo di rifiuti in Campania attraverso una strategia di «provincializzazione» dello smaltimento della spazzatura. Secondo l’accusa, Cosentino avrebbe tentato di realizzare nella regione «un ciclo integrato, alternativo e concorrenziale a quello legittimamente gestito dal sistema Fibe-Fisia-Italimpianti», tramite la società consortile Impregeco, il consorzio Ce4 e gli altri consorzi della provincia di Caserta, boicottando così le società affidatarie del servizio di smaltimento rifiuti. Questo, continuano gli inquirenti, lo avrebbe portato a controllare «la gestione delle discariche, attivandosi per la costruzione di un termovalorizzatore e strumentalizzando le attività del commissariato di governo».

Un’accusa pesante che qualche mese fa aveva fatto tremare anche la maggioranza di governo minacciata di dimissioni dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, stanca dei contrasti interni al partito. «Non farò mancare la fiducia a Berlusconi, ma il 15 dicembre rassegnerò le mie dimissioni dal Popolo delle Libertà. Lascerò – aveva detto – anche lo scranno di parlamentare, perché a differenza di altri sono disinteressata e non voglio dare adito a strumentalizzazioni. Mi dimetterò ovviamente anche da ministro visto che il mio contributo pare sia ininfluente». Il riferimento era, fra l’altro, agli attacchi e ai conflitti politici e morali con il presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli e appunto con il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino.

* Scuola di Giornalismo Luiss