Preoccupa la Libia, non il Giappone: gli italiani temono il caro-petrolio, non i cibi radioattivi

Pubblicato il 18 Marzo 2011 15:03 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2011 16:29

ROMA – Tre italiani su quattro, pari al 75%, affermano di non voler cambiare abitudini alimentari dopo l’emergenza terremoto che ha colpito il Giappone e la paura legata al rischio di contaminazione nucleare per pesce, frutta, verdura e carne di provenienza nipponica.

E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Federcoopesca-Confcooperative, che rileva come i consumatori, al momento, si sentano rassicurati puntando su produzioni made in Italy certificate, acquistando direttamente presso produttori, pescatori o commercianti di fiducia.

A preoccupare di più, invece, secondo il sondaggio, è la situazione in Libia e il rischio di ulteriori impennate del prezzo del carburante. Un italiano su due è convinto che il proprio trend di vita sarà condizionato nel breve termine dalle oscillazioni del costo di gasolio e benzina. Timori che si fanno sentire maggiormente per quei mestieri, come la pesca, dove il costo del carburante incide fortemente sulla gestione dell’attività.

Ad essere più preoccupati dall’aumento del 32%, registrato nell’ultimo anno, in particolare, sono gli operatori dello strascico che oggi, ad esempio, con un peschereccio medio da 500 cavalli, spendono per una battuta di pesca di 12 ore, 164 euro in più rispetto ad un anno fa.