“Occhio di Sauron”, dalla galassia un nuovo metodo di misura dell’universo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2014 6:00 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2014 15:34
"Occhio di Sauron", dalla galassia un nuovo metodo di misura dell'universo

Credit Photo: Nasa

ROMA – Un nuovo metodo di misura delle distanze nell’universo arriva dall'”occhio di Sauron“. Questo il nome della galassia NGC 4151, che somiglia nell’aspetto al malefico occhio del film “Il signore degli anelli“. Studiando la galassia situata a 43 milioni di anni luce dalla Terra, i ricercatori della dell’Università britannica di Southampton, coordinati da Sebastian Hoenig, hanno ottenuto un nuovo metro di misura per le distanze spaziali, che è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Qualsiasi distanza si voglia misurare, sia quella di un campo agricolo o dell’intero universo, è necessario usare un ‘righello’ standard, ossia avere un riferimento già conosciuto. Ovviamente misurare le distanze tra le galassie è un compito estremamente complesso e gli attuali metodi non garantiscono sempre grande precisione.

Per ottenere un ‘righello’ standard i ricercatori hanno usato una delle galassie a noi più vicine, la NGC 4151, detta anche ‘Occhio di Sauron’ per la sua caratteristica forma che ricorda ‘l’essenza’ del maligno personaggio del celebre romanzo di Tolkien.  Al centro di questa galassia, come in quasi tutte, è presente un buco nero supermassiccio alimentato da un anello di gas che lo circonda.

Grazie al nuovo metodo, basato sulla differenza di tempo impiegata dalla luce proveniente dai diversi punti dell’anello, i ricercatori sono riusciti a determinare la distanza della galassia con una precisione senza precedenti. In questo modo è stato possibile correggere di molto l’incertezza della misura: dalla vecchia distanza che veniva definita in una ‘forchetta’ tra 13 e 95 milioni di anni luce si è passati a una misura compresa tra 56 e 68 anni luce.

Un salto di precisione enorme, che potrebbe ora essere impiegato per misurare le distanze di moltissime galassie e ridisegnare una nuova mappa, molto più precisa, dell’intero universo.