Omicidio Sarah. Il giudice non crede allo zio Michele, dubbi sulla moglie e sulla figlia

Pubblicato il 9 Ottobre 2010 16:40 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2010 16:56

Michele Misseri

Qualcosa non torna nella confessione dello zio di Sarah Scazzi. Per il giudice Martino Rosati, è poco credibile che Michele Misseri abbia fatto tutto da solo, senza che nessuno sentisse. L’ha strangolata, poi trasportata via in campagna, violentata e infine nascosta nel pozzo, secondo quanto ha raccontato. Il giudice ha dei dubbi, tre le domande.

Perché Sarah è andata in garage dallo zio se cercava la cugina Sabrina che era in casa? Il giudice scrive: «Viene infatti da chiedersi, ragionando per logica, come mai Sarah che aveva un appuntamento con la cugina Sabrina, la quale era in casa, anziché cercare di lei sia andata nel garage dello zio».

E ancora, come mai la moglie di Misseri, Cosima Serrano, non abbia avvertito nessun rumore in un silenzioso pomeriggio di agosto? Eppure a pochi passi dalla casa lo zio-orco stava strangolando Sarah.

Infine il magistrato si domanda «come abbia Misseri potuto determinarsi a un’azione così cruenta a pochi metri dall’uscio completamente spalancato di un garage nel pieno centro abitato del paese con moglie e figlie in casa».

Proprio Sabrina, la cugina che doveva andare al mare con Sarah, sarebbe entrata nel garage quando Sarah era già morta. Non si è accorta di nulla? «Quindi Misseri ha accantonato il corpo della ragazza su un lato del garage», riprende il giudice ricostruendo l’omicidio secondo la confessione dello zio, «coprendolo con un cartone così che sua figlia Sabrina che pure un paio di volte insieme con l’amica Spagnoletti Mariangela si è affacciata sull’uscio del garage per chiedere al padre se avesse visto Sarah, non l’ha potuto scorgere. Allontanatasi dunque la figlia, Misseri ha collocato sull’uscio del garage la propria autovettura Seat Marbella e ha sistemato il cadavere della ragazza nel bagagliaio posteriore coprendola con lo stesso cartone e portando con sé anche lo zaino di lei».