Primarie, al Pd piace indossare un cappio al collo per allestire psicodrammi di grande successo

Pubblicato il 16 Novembre 2010 12:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2010 13:42

Nelle primarie a Milano ha vinto un candidato ed è stato sconfitto un partito. Giuliano Pisapia è riuscito a convicere gli elettori di centrosinistra che può competere con la Moratti per il posto di sindaco, e magari pure mandarla a casa. Il Pd è riuscito a dimostrare, ancora una volta, che il candidato per cui chiede il voto è destinato a perdere. Lo stimato architetto Boeri è l’ultima vittima di un meccanismo perverso di autolesionismo. A prescindere da peso, appeal e programmi dei candidati in gara, è questo modo di intendere l’istituto delle primarie il cappio che il partito si è stretto volontariamente al collo. E’ certamente uno strumento di democrazia, ma non si è mai visto che a questa consultazione possano partecipare anche i non iscritti, che poi regolarmente vincono. Di Pietro direbbe “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Qui non si parla di alta strategia politica, ma di semplice buon senso. Con le primarie il Pd si è messo in gioco, ma ciò ha fornito uno strumento in mano a chi non condivideva la proposta per dire un no. Senza contare che l’endorsment esplicito su uno dei candidati lo ha esposto al ridicolo di falo perdere avendone messo a disposizione la macchina del partito. Politicamente ha consentito un plebiscito gratuito per Nichi Vendola, anche quando Pisapia con Vendola c’entra poco o niente. Non  a caso il Riformista si era espresso in suo favore, per il profilo di autentico garantista e riformatore. L’autorevolezza delle segreterie politiche, oggi ai minimi termini anche per colpa di una legge elettorale iniqua, si recupera migliorando il personale politico, non elemosinandola dalla società civile.