I pediatri avvisano: non spiate i figli su Facebook, meglio il dialogo

Pubblicato il 3 Settembre 2010 18:03 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2010 20:02

Scervellarsi per entrare nel mondo di Facebook, magari creando un proprio profilo e diventando ‘amici’ dei propri figli, è inutile, anzi quasi dannoso. Lo affermano gli esperti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, secondo cui per controllare i ragazzi l’unica arma è il dialogo. “Per un genitore e un figlio i social network altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche – spiegano i neuropsichiatri e gli psicologi dell’ospedale romano – Non ci si può aspettare che un bambino o ancor di più un adolescente, poco avvezzo a rapportarsi ai genitori in maniera trasparente, accetti di sentirsi osservato attraverso la rete”.

Tra i 16 milioni di utenti italiani di Facebook circa 3 milioni hanno meno di 18 anni, una fetta seconda solo agli over 36 e agli utenti tra i 19 e i 24 anni, a cui corrispondono probabilmente sei milioni di genitori in apprensione, spinti anche dalle notizie di cronaca. Ma cercare di spiare i figli, magari appropriandosi dei codici di accesso e entrando nel profilo, è sbagliato: “Entrare nel profilo di un figlio è come sbirciare nel suo diario segreto – spiegano ancora gli esperti – In rete soprattutto i ragazzi esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai social network anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori”.

Due sono le armi indicate per difendere i figli dai pericoli del social network: una la fornisce lo stesso Facebook, con l’attivazione del tasto ‘segnalazione di abusi’, la classificazione automatica come ‘privati’ dei profili completi online e degli elenchi di contatti di utenti registrati come minorenni e l’impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di utenti minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca. Per quanto riguarda i genitori, invece, la ricetta rimane quella di sempre, il dialogo: “L’approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio – concludono gli esperti – che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i social network. Ciò significa instaurare una rapporto di fiducia tra genitore e figlio, che faccia sentire l’adolescente accolto e non giudicato, in modo da consentire anche richieste di aiuto nella consapevolezza di potersi sentire protetto e difeso dai propri genitori, anche se si tratta di dover riferire cose non piacevoli e da cui si viene normalmente messi in guardia”.