“Privatizzare la Rai, via i partiti…”: è solo uno sgambetto pre-elettorale di Fini a Berlusconi. Fosse vero…

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 11 Ottobre 2010 19:08 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2010 19:16

Gianfranco Fini

“Adesso è giunto il momento di privatizzare la Rai!”, più o meno così si è espresso il presidente della Camera Fini e, subito, un coro di consensi si è alzato nei suoi confronti.

Alcune voci si sono fatte sentire perchè sinceramente interessate al dibattito, altre solo per aprire nuove crepe dentro la destra, peraltro ormai ridotta quasi peggio di quella armata Brancaleone del centro sinistra che accompagnò delittuosamente alla porta il governo di Romano Prodi.

E’ assai probabile che la sortita dei finiani sia ispirata da una logica di guerriglia interna alla maggioranza, tanto è vero che alcuni esponenti della medesima, con una certa finezza, hanno replicato chiedendo al presidente della camera e ai suoi colonnelli di liberare il servizio pubblico dai loro amici e clienti.

Il coraggioso ardito del conflitto di interessi, ovviamente, non ha esteso l’invito anche al presidente Berlusconi, altrimenti, in un colpo solo, avrebbe decapitato le più importanti reti e testate della Rai.

Sia come sia bisogna comunque prendere atto che ormai anche a destra è caduto un autentico muro di Berlino, sino ad oggi, infatti, persino nei momenti di più radicale dissenso, nessuno dei contendenti aveva osato sfidare il capo supremo sul terreno dell’assetto dei media, laddove pulsa il cuore e la cassa di Berlusconi.

Faranno sul serio Fini e i suoi o sarà solo una schermaglia condotta attorno ai cancelli della Rai? In ogni caso, se davvero si vuole affrontare sul serio questo tema, bisogna mettere insieme diverse questioni che non possono essere affrontate separatamente.

Se davvero si vuole aprire una discussione sulla privatizzazione del servizio pubblico bisogna definire prima una rigorosa normativa anti trust che impedisca ai soliti noti di papparsi anche la rete o le reti privatizzate. Attualmente la legge Gasparri non fissa limiti rigorosi e tra qualche mese, Berlusconi, addirittura, potrebbe persino allargarsi, comprando altri quotidiani e settimanali, come per altro denunciarono a suo tempo parecchi editori.

Vogliamo adottare una normativa di tipo europeo che favorisca un processo di liberalizzazione prima di rafforzare i monopoli esistenti? Vogliamo consegnare alle autorità di garanzia, possibilmente elette in modo diverso dall’attuale gli strumenti per stroncare le posizioni dominanti e favorire i nuovi entranti? Contestualmente al dibattito sulla Rai sarà finalmente possibile discutere anche del conflitto di interessi o l’appuntamento sarà rinviato al prossimo dossier e al prossimo pestaggio mediatico?

Nell’attesa, infine, della annunciata proposta di legge di Futuro e Libertà sulla privatizzazione della Rai, si potrebbe votare una norma che sbatta i partiti, tutti, fuori dal consiglio di amministrazione e introduca la figura dell’amministratore delegato unico? Le proposte sono già depositate, dormono nei cassetti da mesi, da anni, invece di annunciarne di nuove perchè non si portano subito alla discussione e alla possibile approvazione?

Speriamo di sbagliarci, ma abbiamo tanto la sensazione che le annunciate privatizzazioni rispondano più a esigenze pre elettorali che non ad un disegno organico di riforma della legge Gasparri, per altro a quel tempo dirigente di primo piano del partito di Fini. Se i fatti, le azioni e soprattutto i voti in Parlamento dovessero smentirci, non avremmo esitazione alcuna a cospargerci il capo di cenere e a fornire pubbliche scuse, ma sappiamo di non correre grandi rischi.