Professori mal pagati: aumentare tutti gli stipendi o prima tagliare “l’esercito” della scuola?

Pubblicato il 7 Marzo 2011 12:25 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2011 12:25

ROMA – Un professore in Italia guadagna circa mille euro al mese, qualche centinaio in più o in meno. Silvio Berlusconi dopo aver raccolto polemiche sulle sue frecciate alla scuola pubblica ha rilanciato la discussione parlando  di “retribuzioni inadeguate”. Dopo aver negato di avere attaccato l’istruzione statale, il presidente del consiglio ha aggiunto “Noi abbiamo fatto la riforma della scuola per ridare dignità agli insegnanti che ricevono per quello che fanno uno stipendio inadeguato. Per la sinistra invece la scuola è sempre stato un serbatoio elettorale dove organizzare il consenso”.

Berlusconi parla di dignità dei docenti. Ci domandiamo dunque che prezzo abbia, cosa significa ritoccare gli stipendi e fino a quanto. Chi ha portato a questa situazione di un’intera classe di mal pagati?

Il Pd ha attaccato: “E’ il governo ad aver scelto per loro il precariato”, ha detto Francesca Puglisi, responsabile scuola dei democratici. Il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo ha aggiunto: “Il governo ha bloccato per tre anni i contratti e gli scatti stipendiali”.

A che punto quindi si ferma la retribuzione misera e quando comincia il rispetto a livello economico? I professori fanno un lavoro faticoso, devono nutrire la cultura di questo paese, i futuri dirigenti, professionisti, operai e commercianti sono adesso in classe e la responsabilità della loro istruzione dipende proprio dai prof.

C’è chi come Stefano Zecchi sul Giornale propone di aumentare gli stipendi, anzi triplicarli, perché “buste paga più eque attirerebbero giovani brillanti in fuga dalla scuola”.

Per lui infatti “una retribuzione più alta renderebbe importante e competitivo il lavoro dell’insegnante, lavoro che così riceverebbe una diversa considerazione sociale, sia interesserebbe i giovani laureati più brillanti che non fuggirebbero più alla sola idea di insegnare”.

C’è anche chi invece propone una mossa di preparazione agli eventuali aumenti perché dice che senza tagli non si risolve niente. Carlo Lottieri, sempre sul Giornale, rappresenta questa campana e sostiene che gli insegnati in Italia sono troppi. Fa l’esempio della Germania che ne ha meno nonostante abbia una popolazione maggiore. Poi suggerisce che bisognerebbe portare ai livelli europei le ore di insegnamento e differenziare i redditi per premiare solo alcuni prof, quelli delle cosiddette materie pesanti.

Spiega Lottieri, che nella scuola di oggi ci sarebbe “il rischio di una retribuzione basata su premi e incentivi favorisca non necessariamente chi più s’impegna e chi più merita, ma invece quanti – per ragioni personali, sindacali e altro sono vicini a chi decide chi va valorizzato e chi no”.