Il Tribunale rigetta il ricorso della Rai: la Ferrario deve essere reintegrata al Tg1. “E’ stata discriminata”

Pubblicato il 7 Marzo 2011 12:59 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2011 16:25

Tiziana Ferrario

ROMA – Tiziana Ferrario fu discriminata. Il Tribunale di Roma, Sezione Lavoro (Presidente Lucio Di Stefano, Relatore Giovanni Mimmo) ha rigettato il reclamo proposto dalla Rai contro l’ordinanza che il 28 dicembre scorso aveva disposto la reintegrazione di Tiziana Ferrario nelle mansioni di conduttrice del Tg1 e di inviata per i grandi eventi.

Lo hanno reso noto i legali della giornalista avvocati Domenico e Giovanni Nicola d’Amati Anche l’ordinanza collegiale, come già quella del precedente Giudice, avrebbe ravvisato, secondo gli avvocati, sia la lesione della professionalità della giornalista sia la discriminazione da lei subita: ”Sussistono elementi indiziari che convergono univocamente nel far ritenere che lo spostamento della lavoratrice dalle mansioni di conduttrice di telegiornale sia da addebitare più che ad effettive esigenze organizzative ad una volontà ritorsiva posta in essere dai vertici della redazione al fine di sanzionare il dissenso manifestato dalla giornalista nei confronti della linea editoriale impressa al telegiornale dal direttore”.

Ora la Rai ”non ha più alcun appiglio per non eseguire la decisione del giudice”, hanno fatto notare ancora i legali della giornalista avvocati Domenico e Giovanni Nicola d’Amati: ”Se sarà necessario, chi si è ostinato nella mancata esecuzione dell’ordine del Tribunale sarà chiamato a risponderne personalmente nelle sedi competenti”.

Pronta la reazione del direttore Minzolini: ”La Ferrario, come lei stessa afferma, sarà in festa ma sicuramente saranno in lutto le giovani potenziali conduttrici cui la stessa Ferrario ha impedito di avere una carriera restando incollata a quella poltrona per 28 anni”.

E riguardo alle dichiarazioni rilasciate dal consigliere di amministrazione della Rai, Nino Rizzo Nervo, Minzolini fa notare: ”Dimostrano tutta la faziosità e l’incapacità, di una parte dell’azienda, di rinnovarsi”.