Roma, chiesto il sequestro del Grand Hotel: dietro si nasconderebbe Acampora, “avvocato corruttore” di Imi-Sir e Lodo Mondadori

Pubblicato il 21 Ottobre 2010 11:23 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 11:23

Il Grand Hotel di via Veneto, a Roma è al centro di una richiesta di sequestro: durante le indagini è spuntato il nome di Giovanni Acampora, l’avvocato condannato per corruzione per i processi Imi-Sir e Lodo Mondadori. La Corte d’Apello di Milano ha dapprima negato il sequestro della struttura (la cui proprietà sarebbe riconducibile a una serie di off shore sparse tra Lussemburgo, Virgin Islands, Bahamas, Svizzera, Canada e Italia). Dietro una di queste società ci sarebbe Acampora. Il sospetto è che il Grand Hotel fosse coinvolto in operazioni di riciclaggio. Ora il procuratore generale Antonio Lamanna sta valutando un altro ricorso. La vicenda è stata raccontata da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera.

Il sequestro, dice Ferrarella, sarebbe stato negato perché non sarebbe provata la proprietà dell’immobile da parte di Acampora. Il Grand Hotel risulta tra i clienti di Arner Bank, l’istituto di credito tornato al centro delle cronache per la vicenda Berlusconi-Antigua (la Arner è stata anche multata da Bankitalia per aver attuato operazioni “sospette”). La richiesta della procura generale attivata dai pm che indagano su Arner per riciclaggio è del giugno scorso, la decisione della corte d’Appello è del 4 ottobre scorso. Adesso Lamanna potrà presentare un’altra istanza che sarà valutata in udienza alla presenza delle parti tra cui la difesa di Acampora. Nel caso in cui la corte dovesse confermare la decisione (proprietà non provata a causa dello schermo di troppe società off-shore) la procura generale potrebbe ricorrere in Cassazione.

La proprietà del Grand Hotel si cela dietro più di 30 società “schermate”. Acampora sarebbe  di queste società, quella lussemburghese, c’è l’avvocato Acampora. Quando è venuto fuori il suo ruolo durante l’indagine sui movimenti di denaro attorno a Banca Arner, Acampora ha detto di avere il “pur indiretto controllo”, ma non ha dato indicazioni sul vero proprietario.

I Pm avevano chiesto il sequestro dell’immobile. Ma la Corte d’Appello ha detto “no”, proprio mentre arrivavano una sessantina di milioni di euro di finanziamenti da soci sconosciuti.La Corte d’Appello sostenva infatti che il sospetto è che lui sia soltanto il fiduciario, e non il reale proprietario dell’hotel. I sospetti sono “fortissimi, ma non tali da sfondare la cortina di società offshore costruita attorno all’immobile”, ed il ricorso è stato rigettato.