A Roma una scuola dove nessuno paga la mensa: 900 famiglie povere su 1.100 alunni?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 14 Marzo 2011 16:12 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2011 16:12

Veduta aerea del quartiere di Cinecittà

ROMA – L’istruzione è un diritto, ma la mensa no. A Roma c’è una scuola con 49 classi, 44 di queste classi fanno il tempo pieno e i bambini, di conseguenza, mangiano alla mensa scolastica. In queste 44 classi il 90% circa degli alunni risulta moroso, cioè non è in regola con i pagamenti per il servizio di refezione. La scuola ha quindi deciso che, per l’anno prossimo, non accetterà le iscrizioni di quegli studenti che non risultano in regola con i pagamenti. Apriti cielo.

Siamo a Roma, in zona Cinecittà, sicuramente non centro storico ma neanche periferia “profonda”. La scuola in questione è l’istituto comprensivo “Via Giuseppe Messina” e la “norma taglia-alunni” è stata discussa e approvata da tutto il corpo docente il 7 febbraio scorso. Poi il dirigente scolastico Luciano Serra ha convocato gli oltre 200 rappresentanti, spiegando i motivi della decisione: “Questa scuola si fonda sul tempo pieno, 44 classi su 49 usufruiscono della mensa. Sono solo cento gli alunni esenti: tutti gli altri che, come stabilito dal Comune hanno presentato la dichiarazione dei redditi, sono tenuti a pagare il servizio di cui usufruiscono. È intollerabile che gente che può permetterselo non paghi le tasse mettendo a repentaglio la refezione per tutti gli altri”. Il costo della mensa oscilla, a seconda del reddito dichiarato, tra i 40 e gli 80 euro mensili. Considerato che di solito i bambini mangiano a scuola una media di 20/22 giorni al mese il costo massimo del singolo pasto è di circa 4 euro al giorno. Non è regalato ma non si può certo dire che sia uno sproposito e, arrivati a metà dell’anno scolastico, la cooperativa che gestisce i pasti ha chiesto di essere saldata. Così il dirigente è arrivato a questo estremo provvedimento nella speranza di riuscire a sollecitare le famiglie inadempienti.

Le reazioni delle famiglie non sono state però accomodanti, non c’è stato sentimento d’imbarazzo da parte di chi si è visto contestare il mancato pagamento, anzi. Stefano Valente, rappresentante di istituto: “Appena ricevuta la circolare molti di noi si sono rivolti ai sindacati scolastici e c´è stato anche chi ha chiesto un parere legale in via privata. Non c´è giustificazione che tenga: il preside non può impedire ai morosi l´iscrizione all’anno scolastico successivo. È illegale perché si tratta di scuola dell´obbligo e questo tipo di provvedimento non è nei poteri di un dirigente scolastico. Di più: è incostituzionale. A trovarsi danneggiati sono proprio i bambini”. E una parola, magari piccola, di biasimo nei confronti di chi pur potendo non paga? Evidentemente non se ne è sentita la necessità.

Alcuni hanno chiesto un parere legale, e perché non chiedere un consulto anche alla Corte Costituzionale? Proviamo a fare due conti. Il numero di alunni medio in ogni classe si dovrebbe aggirare sui 25 bambini, moltiplicando questo numero per le 44 classi che seguono il tempo pieno abbiamo un totale di 1100 alunni. Come ha dichiarato il dirigente scolastico circa 100 bambini sono esentati dal pagamento e circa il 90% dei rimanenti è moroso, quindi circa 900 bambini su 1000 non sono in regola con i pagamenti. Di certo tra quei 900 ci saranno alcuni che vivono situazioni di disagio economico per cui anche i 50 euro al mese della mensa possono essere un problema ma, senza tener conto che le fasce di pagamento sono stabilite in base alle dichiarazioni dei redditi che le famiglie presentano, è difficile credere che tutte e 900 le famiglie vivano in condizioni d’indigenza. E’ verissimo che la scuola dell’obbligo è un diritto e un dovere e che quindi un istituto scolastico non si può rifiutare di accettare degli studenti se non sulla base di criteri di disponibilità dei posti e relativa distribuzione territoriale, ma oltre alla legge esistono anche l’etica, la morale e la faccia tosta di molti genitori e dei loro rappresentanti.

Di quei 900 genitori, anzi 1800 visto che di norma i genitori sono due, “molti si sono rivolti ai sindacati scolastici e c´è stato anche chi ha chiesto un parere legale in via privata”, tutti solidali nel non pagare, tutti uniti nel difendere il loro diritto acquisito ad aver il pranzo gratis, magari anche a costo di dover pagare un avvocato e di far fare una figura pessima al proprio pargolo, insegnandogli però che l’Italia è il paese dei furbi. Tutti uniti nel dire noi non paghiamo quando invece dovrebbe essere i primi, genitori e sindacati scolastici, a difendere chi è realmente in condizioni di difficoltà economica stigmatizzando chi invece non paga nonostante possa permetterselo. Il “nemico” non dovrebbe essere il dirigente scolastico che cerca di recuperare i soldi per la mensa, magari minacciando sanzioni sbagliate, ma il “nemico” dei genitori, degli alunni e della scuola, sono proprio quei genitori che fanno i furbi. Ed è difficile sostenere che su 900 famiglie gli appartenenti a questa categoria siano pochi.

Ma l’Italia è il paese dei furbi, è ormai anche noioso ripeterlo. In questa storia della scuola Messina la parte dei furbi la interpretano i genitori che vogliono avere la pappa gratis. Ma altrove sono gli insegnanti o il cosiddetto personale parascolastico che indossa questa casacca e persino la ministra Gelmini non si scompone più di tanto nell’assumere il ruolo della furba. La Gelmini, che giustamente se la prende con i molteplici ed enormi sprechi della scuola italiana, gioca un po’ a far la furba quando fa paragoni tra il numero di bidelli che supera quello dei carabinieri, e nonostante questo le scuole sono sporche, e quando fa paralleli tra il numero di insegnanti presenti in Italia e quelli di altri paesi. In Italia ci sono più insegnanti rispetto a realtà estere, ma in questo conto rientra anche il mare magnum degli insegnanti di religione e di quelli di sostegno, che somigliano molto ad eccesso di personale protetto da lobby politiche e sindacali. L’Italia è il paese dei furbi, ma risulta sempre un po’ più spiacevole quando la furbizia è applicata ai bambini.