Sarah Scazzi. Sabrina mentì sui tempi del delitto, si indaga anche su Cosima

Pubblicato il 24 Novembre 2010 0:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2010 23:54

Una ”maliziosa preordinazione difensiva”: così i giudici del tribunale del Riesame di Taranto, facendo propria una espressione contenuta nella memoria depositata dalla Procura, hanno definito l’alibi di Sabrina Misseri motivando l’ordinanza con la quale hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa per ottenere la scarcerazione della ragazza o la concessione degli arresti domiciliari. Alibi falso, secondo i giudici, che hanno dedicato a questo argomento sei pagine dell’ordinanza. Falso in almeno due parti: quella riguardante l’arco di tempo, dalle 14.28 alle 14.35, nel quale sarebbe stato commesso l’omicidio di Sarah Scazzi, e la fase successiva, tra le 16 e le 17, durante la quale erano in corso le ricerche della quindicenne.

Nel primo caso, a smentire Sabrina ci sarebbero i tabulati telefonici. Ad esempio, scrivono i giudici, ”non è seriamente possibile pensare” che in 11 minuti, dalle 14.23 (quando Mariangela Spagnoletti le comunica che è imminente il suo arrivo) alle 14.35 circa (quando scrive all’amica un sms dicendo di essere ‘pronta’) Sabrina ”sia andata in bagno, si sia fatta la doccia, si sia preparata per il mare, abbia scambiato dei messaggi con la Cimino (altra amica), sia uscita sulla veranda, abbia scambiato qualche battuta a distanza con il padre e abbia avuto anche il tempo di mandare l’ultimo messaggio alla Spagnoletti”.

Ma Sabrina, per i giudici, dice il falso anche ”nella ricostruzione dei momenti antecedenti e successivi all’omicidio della cugina”. Ad esempio ”è falso – scrivono ancora i giudici – che la mattina del 26 agosto la Misseri fosse rimasta da sola con la Scazzi all’interno della sua abitazione”, perchè c’era anche la madre, Cosima Serrano, come indica una testimonianza. E nelle fasi successive al delitto non corrisponderebbe al vero che Sabrina, come da lei dichiarato, sia rimasta sino alle 20 del 26 agosto in compagnia di Mariangela, che avrebbe invece lasciato poco prima delle 16, come indicano altre testimonianze.

Persino alcune dichiarazioni di Cosima smentirebbero pezzi di alibi della figlia. Proprio su Cosima Serrano gli inquirenti hanno compiuto ulteriori accertamenti ascoltando nuovamente ad Avetrana un funzionario di banca in relazione al versamento di due assegni, a firma della stessa Cosima, versati la mattina del 26 agosto poco dopo mezzogiorno. Il funzionario ha confermato l’operazione bancaria, ribadendo che ad eseguirla fu la diretta interessata. La firma apposta per l’operazione tuttavia presenta difformità rispetto a quella autentica della donna, che ha sempre sostenuto che la mattina del 26 agosto si eèrecata al lavoro.

Dagli accertamenti sulla busta paga di Cosima risulta che ha lavorato in campagna il 23 e 24 agosto, non ha lavorato il 25 ed ha lavorato il 26 agosto. Se fosse così, è difficile che la madre di Sabrina abbia eseguito quella mattina l’operazione bancaria, a meno che la donna (ma anche la busta paga) non dica il falso o il funzionario di banca non ricordi male.