Sarah Scazzi, gli sms di Sabrina a Valentina: “Non dire niente, sennò metti nei casini papà”

Pubblicato il 18 Novembre 2010 17:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2010 17:39
michele misseri

Michele Misseri

“Zitta, non dire niente, perché sennò metti nei casini papà” e subito dopo “Attenzione, quello è il cellulare di Sarah. Zitta, quando vieni a casa parliamo”. Sono questi due sms che Sabrina Misseri inviò alla sorella Valentina il 29 settembre, il giorno del “finto” ritrovamento del cellulare di Sarah Scazzi nelle campagne tra Avetrana (Taranto) e Nardò (Lecce).

La spiegazione ai due massaggi l’ha data Michele Misseri, padre di Sabrina, durante l’interrogatorio reso il 5 novembre al Procuratore generale di Taranto: ”Perché c’era… c’era la mamma di Sarah e non volevano che sapesse la mamma di Sarah nella macchina”.

L’Adnkronos ha pubblicato il verbale del “botta e risposta” tra il procuratore Pietro Argentino e Michele Misseri.

”Concetta?”, chiede Argentino. ”Concetta. Perché loro stavano venendo a Taranto”, conferma Misseri. ”Quando il cellulare hanno detto che l’hanno preso… che l’hanno portato a Roma no? Che lo controllavano – racconta Misseri in un passaggio dell’interrogatorio – ha detto (Sabrina, ndr) ‘mah, speriamo che il cellulare risulta da quarantacinque giorni là, ha detto, sennò siamo tutti fregati”’.

E il procuratore Argentino: ”E questo quando gliel’ha detto?”. Michele risponde: ”Me lo ha detto il giorno del cellulare”.

Insiste il procuratore: ”Cioè il giorno del rinvenimento, il 29 settembre”. ”Sì, sì”, conferma Misseri.

E Argentino: ”Quindi…”. A questo punto interviene il difensore di Misseri, Daniele Galoppa, e chiede: ”E ‘tutti’ a chi si riferiva?”. Argentino esclama (non si capisce a chi si rivolge): ”Prego”. Interviene di nuovo Galoppa: ” ‘Tutti’ chi?”. ”Tutti chi?”, chiede anche la dottoressa Roberta Bruzzone (criminologa e consulente della difesa di Misseri, ndr). E Misseri: ”Tutti chi… perché io lo toccavo con le mani (il telefonino, ndr), lei era quella che era successo…”. Misseri si riferiva a Sabrina. L’avvocato Galoppa: ”E basta”. Misseri di rimando: ”E basta”. ”Voi due solamente”, chiede ancora Galoppa. ”Noi due”, risponde Misseri. ”’Tutti’. Due”, è ancora Galoppa a parlare.

”Quindi Sabrina sapeva già che quel cellulare era quello di Sarah?” chiede Argentino. ”Sì” risponde Misseri. ”Quando ha ricevuto la prima telefonata da Valentina, già sapeva che quel cellulare era di Sarah?” insiste Argentino. E Misseri risponde: ”Che se io… io ho detto… l’ho detto apposta, ho detto ‘dille a Sabrina, il cellulare di Sarah aveva un lucchetto e una cosa di linguetta sopra al telefonino?’ e io l’ho sentita ‘di dove sta uscendo mo’ questo cellulare?’ ”.

Argentino: ”E quindi?”. Misseri: ‘Quindi che il cellulare era quello”. Argentino: ”Era quello”. Misseri: ”Eh. Ho detto ‘io sto venendo ad Avetrana, che poi chiamiamo il brigadiere e veniamo con il brigadiere qua’. E così è stato”.

E c’è un altro passaggio piuttosto drammatico dell’interrogatorio del 5 novembre di Michele Misseri, quello in cui accusa la figlia Sabrina di essere l’unica autrice del delitto di Sarah. Dopo il delitto, l’uomo avrebbe detto alla figlia che lui si sarebbe assunto la piena responsabilità del fatto, oltre a prendersi il compito di nascondere il cadavere. ”Oh, benissimo. Adesso come mai vi siete assunti… lei si è assunto tutta la responsabilità di questo fatto?” chiede il procuratore aggiunto Pietro Argentino. ”Mi dispiaceva che io già ero uomo grande e lei era…”. ”Ragazza di 22 anni”, completa la frase Argentino. E Misseri continua ”Eh. Che non si rovinasse la …”.

”Ma questo è stato concordato fra voi?” lo interrompe il procuratore. ”No, ho detto io ‘non dire niente a nessuno. La responsabilità me la prendo io, dico che sono stato io’. Ho detto. Mia moglie non sapeva… nessuno, nessuno, nessuno sapeva niente. Si è saputo solo quel giorno che siamo andati noi al pozzo, vi ricordate?” chiede Misseri a proposito della sera del 6 ottobre, quando confessò la prima volta e quindi portò gli investigatori al pozzo di contrada ‘Mosca’ in cui aveva gettato il cadavere della nipote.