Scuola: gli studenti del sud sono più somari, parola di Bankitalia

Pubblicato il 25 Aprile 2010 17:47 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2010 18:06

Nelle scuole del Meridione si progredisce meno. E la performance scolastica è particolarmente carente nelle materie scientifiche. E’ quanto risulta da uno studio di Bankitalia su come misurare non solo il livello di competenza degli studenti delle scuole superiori in Italia, ma anche i loro effettivi progressi nel corso del curriculum di studi, quello che viene chiamato ‘valore aggiunto’ dell’istituto scolastico.

Un tema ‘caldo’ perché riguarda l’annosa questione della valutazione delle scuole e degli insegnanti e quello che Bankitalia definisce “il guadagno che il frequentare una scuola garantisce”, argomento tornato di stretta attualità dopo le polemiche suscitate dall’ipotesi, avanzata dal ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, di dare stipendi più alti, fino al 30%, agli insegnanti più meritevoli.

Nel rapporto, che non rappresenta la visione ufficiale di Palazzo Koch in materia ma fornisce spunti di riflessione sul tema, risulta che anche considerando l’indicatore ‘dinamico’, che misura i progressi fatti dagli studenti tra il primo e il terzo anno delle scuole superiori, e basato sui dati raccolti dall’Invalsi, le scuole del Sud mostrano un “divario ampio in tutte le materie” rispetto a quelle del Nord, che arriva a picchi del 20% di preparazione in meno.

E nel passaggio dalla prima alla terza classe le scuole superiori del Meridione perdono ulteriormente posizioni soprattutto in matematica e scienze. Tutto il contrario di quelle del Nord, dove è proprio nelle materie scientifiche che si registrano i progressi maggiori nei primi tre anni di scuola.

“L’immagine dei diversi tipi di scuola” che viene restituita dal rapporto “é un po’ diversa dal quadro abitualmente noto del sistema scolastico italiano”. Come nel caso dei licei: un po’ a sorpresa, dalla ricerca risulta che gli studenti di queste tipologie di scuole superiori “presentano in media un livello più elevato di competenze” ma progrediscono nel corso dei primi anni di corso “solo in italiano”, mentre nelle altre materie perdono il vantaggio rispetto agli istituti tecnici e professionali.

Insomma, le buone performance degli studenti dei licei dipendono più dal fatto che a queste scuole si iscrivono studenti provenienti da famiglie con livelli di istruzione già alti in partenza che non dall’effetto positivo degli insegnamenti o dei corsi di studio.

Sulla crescita educativa e sull’istruzione degli studenti, rileva infine lo studio, pesa in particolare il fatto di avere o no lo stesso insegnante per tutti gli anni di scuola: soprattutto con riferimento alla matematica, “un elevato turnover di insegnanti, indice di discontinuità nell’attività didattica e di scarsa motivazione all’insegnamento nella singola scuola, impatta negativamente sulla progressione degli apprendimenti”.