Scuola, test Invalsi finanziati dai privati? Idea delle fondazioni bancarie

Pubblicato il 26 Maggio 2011 - 09:57 OLTRE 6 MESI FA

TORINO – A studenti e docenti piacciono pochissimo. Chi invece li sponsorizza, ovvero il ministero dell’Istruzione, non li finanzia. Per i test Invalsi e l’Istituto nazionale di valutazione che li produce, il momento non è dei più facili. Mancano i soldi e, soprattutto, manca il personale. Così, dalla fondazioni bancarie che operano nel settore scuola, arriva l’idea: finanziamo noi, ovvero i privati.

In cambio di cosa è presto per dirlo. Resta però il fatto che la proposta comporterebbe un sostanziale ingresso di interessi economici dei privati nella scuola pubblica. E che quindi è una proposta destinata a dividere.

Fondi in più, però, se si vuole tenere in piedi la strada dei test, servono. E anche con una certa urgenza. In Italia, infatti, l’Istituto Invalsi occupa circa 70 persone, di cui 50 precari. Per fare un paragone, in Olanda, spiega il Corriere della Sera, i dipendenti sono 400. Per un Paese che ha un terzo in meno di popolazione rispetto a noi. E poi c’è la questione fondi. Spiega sempre al Corriere Daniele Checchi della Statale di Milano che oggi i fondi a disposizione dell’Istituto arrivano attorno ai 10 milioni all’anno e ne servirebbero almeno altrettanti “per garantire un buon livello in futuro”.

Non si tratterebbe di spesa ma di investimento. Secondo il professor Eric Hanusek della Stanford University, infatti, “una scuola sotto la media dei Paesi Ocse costa in media due punti e mezzo di pil ogni anno”. Da qui l’idea delle fondazioni, esposta al Corriere da Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo: “Il sistema di valutazione è un’infrastruttura del Paese come le autostrade, la ferrovia e il wireless”. E quindi ha bisogno di finanziamenti anche durante le crisi. “L’unica strada – secondo la Poggi – è seguire il principio di sussidiarietà che sostengano attivamente l’Invalsi”.

I dubbi restano. Già, a chi nella scuola lavora, i test piacciono poco. Se poi dovessero significare anche l’ingresso di capitali privati, le proteste sarebbero facili da immaginare. E inevitabili.