Sicurezza sul lavoro. “Norme violate? Ne risponde tutto il Cda dell’azienda”, lo stabilisce la Cassazione

Pubblicato il 4 Novembre 2010 17:44 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2010 18:06

La Cassazione mette fine allo ‘scaricabarile’ delle responsabilità per la mancata predisposizione delle misure di sicurezza nelle fabbriche e nei posti di lavoro e afferma che, in caso di violazione della normativa sulla sicurezza, ne risponde l’intero Consiglio di amministrazione, nessuno escluso.

E il principio – pronunciato con riferimento alla responsabilità dei vertici ‘Montefibre’ dello stabilimento piemontese di Verbania, dove undici operai sono morti per aver inalato amianto – vale anche nel caso in cui le deleghe sulla salute e l’igiene, negli stabilimenti o negli uffici, siano state affidate a un singolo componente.

Nel confermare le condanne, per violazione delle norme sulla sicurezza, a carico della società ‘Montefibre’ e di 14 suoi manager e dirigenti – susseguitisi a vario titolo e per decenni alla guida dello stabilimento di Verbania – la Cassazione sottolinea che: “anche in presenza di una delega di funzioni a uno o più amministratori (con specifiche attribuzioni in materia di igiene del lavoro), la posizione di garanzia degli altri componenti del consiglio di amministrazione non viene meno, pur in presenza di una struttura aziendale complessa e organizzata, con riferimento a ciò che attiene alle scelte aziendali di livello più alto in ordine alla organizzazione delle lavorazioni che attingono direttamente la sfera di responsabilità del datore di lavoro”. In particolare per quanto riguarda lo stabilimento di Verbania – ‘bonificato’ solo nel 1997 – la Cassazione, nella sentenza 38991 depositata oggi, ricorda che la scelta di continuare a utilizzare l’amianto per coibentare i tubi di raffreddamento delle lavorazioni ad alta temperatura del nailon, era stata decisa perchè costava meno delle fibre in vetro o di altri materiali non cancerogeni, usati invece in altri stabilimenti della stessa ‘Montefibre’.

A Verbania erano impiegati 3.600 operai ai quali non era stata data alcuna informazione sui rischi di contrarre le malattie correlate alla presenza dell’amianto ”utilizzato in modo massiccio”, e dal 1972 in poi non venne attuato ”nessun serio e radicale mutamento della situazione di rischio”. Nemmeno le mascherine per contenere l’inalazione delle polveri che si incollano, indelebilmente, ai polmoni.