Bologna, crearono il sito “Caccia allo sbirro”: in quattro alla sbarra per istigazione a delinquere

Pubblicato il 22 Dicembre 2010 19:45 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2010 19:46

Il giudice per l’udienza preliminare di Bologna Alberto Gamberini ha rinviato a giudizio le quattro persone coinvolte nell’inchiesta della Digos di Bologna, coordinata dal pm Morena Plazzi, sul sito ‘Caccia allo sbirro’.

Si tratta di un sito internet  in rete dal febbraio 2009 (e poi oscurato) con foto di poliziotti in servizio a Bologna, Milano, Bergamo e Napoli.

I quattro – tre uomini e una donna, due residenti a Roma e Napoli e due domiciliati a Milano – verranno processati nel prossimo giugno per le ipotesi di reato di istigazione a delinquere, calunnia e violazione della privacy in concorso. Gravitano nell’area dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, e sono riconducibili al (nuovo) Partito comunista italiano, organizzazione con base in Francia.

Sul sito poi oscurato vennero pubblicate le foto di poliziotti ripresi durante servizi di ordine pubblico nelle quattro città. Nelle perquisizioni delle case dei quattro indagati furono sequestrate macchine fotografiche e computer, e nella disponibilità di tre di loro furono trovate foto e un filmato realizzati in occasione del presidio, a Bologna il primo luglio 2008, mentre era in corso l’udienza preliminare per un’inchiesta (dell’allora pm Paolo Giovagnoli) per associazione sovversiva con finalità di terrorismo a carico di 12 attivisti dei Carc, poi prosciolti.

Secondo l’accusa, gli indagati non solo pubblicavano foto delle forze dell’ordine ma incitavano gli altri internauti a far circolare immagini e dati al grido di ‘Denuncia anche tu i servi del regime! Contribuisci ad arricchire e completare questo sito’. Oggi parallelamente all’udienza preliminare alcuni appartenenti all’area hanno manifestato contro l’inchiesta in Piazza Nettuno.