“Skype down”, milioni di internauti in crisi: lenta ripresa del servizio. Colpa delle telefonate gratuite?

Pubblicato il 23 Dicembre 2010 9:59 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2010 9:59

Ancora problemi per Skype, che ha ripreso a funzionare ma in maniera non del tutto regolare. Il sistema di chat, uno dei più usati al mondo, è andato “in down” il pomeriggio del 22 dicembre, facendo crescere il panico tra gli internauti di tutto il pianeta. La mattina del 23 dicembre il servizio funziona ancora a singiozzo: gli utenti riescono a connettersi solo per pochi minuti e i problemi di comunicazione rimangono. E gli internauti utilizzano le altre piattaforme digitali (ad esempio Facebook e Twitter) per denunciare i disagi ed esprimere il proprio scontento.

Skype rappresenta infatti per milioni di persone la maniera più efficace ed economica per poter conversare anche a distanza, visto che è dotato anche di un sistema di chiamate audio e di uno di videochiamate. Tra le lamentele sollevate dagli utenti, una delle più ricorrenti è quella di essere costretti a usare il telefono anche per chiamate intercontinentali, con un aumento di spese notevoli.

Ma cosa è successo veramente? Ufficialmente Skype, mentre su Twitter annuncia che i suoi tecnici sono al lavoro per ripristinare il prima possibile il servizio, ha spiegayo sul suo blog che si è trattato di un problema legato ai “supernodi” della rete.

In realtà il problema è avvenuto dopo che il team di Skype aveva annunciato un mese di telefonate gratis per gli utenti attraverso la funzione “Voip”. Solitamente, infatti, le chiamate verso i telefoni sono a pagamento. E dopo la promessa delle telefonate gratis il sistema ha cominciato a registrare ripetuti “crash”.

Nelle ultime ore il team di Skype si è trovato a fare i conti con una situazione di emergenza difficilmente prevedibile che da una parte sottolinea l’importanza del servizio (molte le richieste d’aiuto invocate da persone che volevano comunicare con i propri affetti e che senza Skype si son trovate spiazzate) e dall’altra ne rimarca al tempo stesso la latente fragilità.

Tutto ciò succede peraltro nel momento in cui il gruppo ambisce a sbarcare a Wall Street e ad una integrazione con Facebook, due passi fondamentali che necessitano però di una maggior solidità strutturale che i “supernodi” hanno in queste ore dimostrato di non poter garantire completamente.