Stefano Cucchi, procura: “Con un po’ di zucchero potevano salvarlo”

Pubblicato il 30 Aprile 2010 14:53 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2010 16:28

Stefano Cucchi

Bastava la somministrazione di un po’ di zucchero per salvare Stefano Cucchi. E invece i medici e gli infermieri del Sandro Pertini non presero, volontariamente, “nessun presidio terapeutico”. Questa l’accusa della procura di Roma che oggi ha concluso le indagini preliminari.La famiglia intanto accusa: “Stefano fu pestato solo perché malato”.

Dal capo d’imputazione dei pm romani emerge che per salvare Cucchi “sarebbe bastato somministrare un semplice cucchiaino di zucchero”. Tra le varie omissioni contestate a cinque medici e tre infermieri dell’ospedale Pertini c’è quindi una che riguarda la mancata somministrazione di zucchero al paziente. Gli indagati omettevano “volontariamente di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontro di valori di glicemia ematica- si legge- pari a 40 mg/dl rilevato il 19 ottobre pur essendo tale valore al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica come pericolosa per la vita”.

Secondo i pm non si è intervenuto “neppure con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d’acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso”. I medici, inoltre, non hanno effettuato un elettrocardiogramma “che appariva assolutamente necessario” omettendo anche di effettuare “una semplice palpazione del polso” per controllare “l’evoluzione della bradicardia”.

Gli indagati hanno omesso di “comunicare al paziente l’assoluta necessità di effettuare esami diagnostici essenziali alla tutela della sua vita” e non non hanno controllato “il corretto posizionamento o l’occlusione del catetere” causando un forte accumulo di urina nella vescica del giovane.