La strage dei pedoni. Due morti al giorno. L’ultima vittima, Sonia, uccisa da un semaforo abbattuto

Pubblicato il 1 Febbraio 2011 9:45 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2011 12:24

ROMA- “Una strage, una carneficina”: non ha paura di usare espressioni forti il presidente dell’Associazione diritti dei pedoni di Roma. Ma a guardare i numeri è impossibile dargli torto. Ogni giorno sulle strade italiane muoiono due pedoni, più di seicento ogni anno finiscono ammazzati da guidatori incauti o velocisti criminali o conducenti ubriachi. Vite spezzate a un incrocio, sul marciapiede, in presenza di strisce pedonali, in prossimità di un semaforo.

L’ultimo, assurdo incidente è capitato a Milano. Sonia Bonacina, un’attrice teatrale di 28 anni, m’ morta praticamente sul colpo, colpita da un semaforo  abbattuto da un’auto. La donna stava camminando con il suo compagno, Roberto Trifirò, in Viale Monte Ceneri, all’angolo con via Monte Generoso: mentre erano fermi ad un incrocio, è arrivata un’auto a tutta velocità che ha colpito in pieno il semaforo. Il semaforo è caduto e ha colpito la ragazza, che è morta quasi subito. Quando è stato sottoposto all’alcoltest, il guidatore dell’auto, un ragazzo di 25 anni, è risultato positivo.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Automobile Club italiano, a fronte di una diminuzione complessiva degli incidenti stradali, si deve registrare un aumento del 3% di pedoni morti. In Europa siamo i peggiori. E Milano e Napoli sono le città dove il rischio di essere falciati è più alto che altrove. Una strage, appunto, di cui ci accorgiamo solamente una volta l’anno quando le statistiche si incaricano di mostrare il deficit di sicurezza e l’indifferenza verso i diritti di chi sceglie di camminare a piedi per le vie delle città italiane. Una professione pericolosa, viene da dire, soprattutto assistendo alla lunga teoria di familiari che piangono una madre, un fratello, un bambino, travolti in quella che assomiglia a una guerra quotidiana non dichiarata.

Sul Corriere della Sera di martedì 1 febbraio, è sconvolgente constatare l’angosciosa  “banalità” con cui è stata posta la parola fine su alcune esistenze, pochi esempi fra i tanti, che giornalmente scorriamo senza badarci troppo in qualche riga di cronaca. Non si parla solo di Sonia, la sfortunata giovane attrice teatrale. C’è il pensionato stroncato dall’auto civetta della polizia. L’anziano falciato sulle strisce mentre attraversava con il cane. Il ragazzo che assiste alla morte del fratello gemello a causa di un’auto pirata davanti all’oratorio. Solo alcuni esempi, per restituire l’esatta tragica dimensione del fenomeno.

L’Associazione dei diritti del pedone, che da anni si batte per la sicurezza delle strade, lancia una proposta molto semplice. “In Europa il semaforo per l’attraversamento dei pedoni ha solo due colori: verde e rosso, vai o fermati. Perché non facciamo così anche qui da noi? – afferma un portavoce – Il giallo ha senso per le auto che, per non inchiodare, possono rallentare o accelerare in prossimità dell’incrocio. Ma noi pedoni abbiamo solo due gambe e i nostri sprint sono limitati».

A rimetterci sono soprattutto gli anziani che non riescono ad evitare le macchine. Ma non solo visto che tra i 648 pedoni morti in Italia nel 2008, ben 155 (24%) sono stati investiti sulle strisce pedonali.

Per di più, i semafori, specie quelli della Capitale hanno un grave difetto: “Il verde è un attimo, mentre il giallo dura una vita. E questo non fa che confondere i pedoni in attesa per attraversare. Così aumentano le morti”.

Secondo l’Associazione dei diritti dei pedoni bastano due colori e il cosiddetto count down, ovvero il conto alla rovescia dei secondi che mancano allo scattare del rosso o del verde. “Il count down è in funzione un po’ in tutta Europa ma anche in paesi lontani come Siria e Iran. Mettiamolo anche noi, magari con un programma a tappe. Ogni municipio potrebbe impegnarsi a sostituire il 10% dei semafori all’anno, partendo ovviamente da quelli più pericolosi. In cinque anni avremo il 50 per cento degli incroci sicuri per i pedoni”.

I risultati dell’indagine sugli attraversamenti pedonali realizzata nel 2009 dagli Automobil Club di 17 paesi europei conferma il basso livello di sicurezza italiano. Il monitoraggio si è svolto in 31 città europee, per l’Italia sono state selezionate Roma, Milano e Napoli. Per ogni città campione si sono scelti 10 attraversamenti pedonali e si è misurata la loro sicurezza sulla base di alcuni criteri. I migliori piazzati sono stati Bratislava, Londra e Monaco. Le tre italiane si sono piazzate agli ultimi posti.

Il peggiore incrocio in assoluto è quello di via Palestro a Milano. Anche Roma è in fondo alla classifica: quintultimo si è classificato l’incrocio tra viale Giulio Cesare e via Fabio Massimo. Ma la cosa più assurda è che su 30 incroci monitorati, ben 13 non si sono nemmeno classificati e questo perché non rispondevano ai criteri essenziali come la visibilità notturna e diurna, la progettazione, l’accessibilità.