Terremoto Marche come Emilia: Appennino spinge Adriatico, faglie scatenano sismi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Luglio 2013 9:03 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2013 9:04
Terremoto Marche come Emilia: Appennino spinge Adriatico, faglie scatenano sismi

Terremoto Marche come Emilia: Appennino spinge Adriatico, faglie scatenano sismi

ROMA – La terra nelle Marche trema, così come  nel maggio 2012 tremò quella dell’Emilia Romagna. Il “colpevole” di entrambi gli sciami sismici è lAppennino che spinge sulla costa Adriatica. Un “faglia contro faglia” che si comprimono a vicenda, scatenando i potenti terremoti di magnitudo tra 5 e 4 e gli sciami sismici seguenti.

Valerio De Rubeis dell’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia, Ingv, spiega a Elena Dusi di Repubblica che

“dal 1200 al 2000 ci sono stati una decina di sismi superiori al sesto grado”.

Basta pensare che nel 1930 quella zona fu colpita da un terremoto di magnitudo 5,8, mentre nel 1997 di magnitudo ben 6,1, sisma che rilasciò un’energia ben 63 volte superiore a quella della scossa del 21 luglio.

Davide Scrocca,  dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, spiega a Repubblica:

“Ci meravigliamo per terremoti così. Dimentichiamo che buona parte della nostra penisola ha un rischio sismico elevato. L’Italia è un territorio giovane e diverse zone stanno subendo una deformazione in questo momento”.

Le scosse nelle Marche sono provocate dallo stesso fenomeno che ha causato il terremoto il Emilia nel 2012, spiega Scrocca:

“Gli Appennini si accavallano sulla placca Adriatica e quest’ultima si inabissa. La crosta terrestre subisce un raccorciamento. Questo fenomeno produce faglie sismicamente attive”.

Salvatore Barba, dell’Ingv, spiega a Repubblica che da circa tre anni ormai la compressione fra Appennini e Adriatico dà vita a terremoti:

“Possiamo attribuirle gli sciami di Ferrara, di Reggio Emilia e le scosse minori nei pressi del Lago di Garda”.

Questo perché proprio su quella linea di “scontro” si incontrano montagne e mare:

“Oltre agli Appennini che spingono verso est, le Alpi Dinari che si spostano verso ovest. L’Adriatico si trova fra due fuochi e solo una piccola zona al centro si ritrova libera dalla compressione”.

Linea di “scontro” che dal nord Italia arriva fino al sud, come in Garfagnana:

“Esattamente un mese fa il terremoto colpì l’area della Garfagnana. Se sulla costa est gli Appennini provocano una compressione della crosta, sulla costa ovest si crea una distensione. Il sisma del 21 giugno venne classificato infatti come “distensivo”.

Le faglie di Ancona sono ben note ai sismologi, spiega Repubblica, e sono state rinominate “Conero nord” e “Conero sud”:

“Corrono in mare, a poche decine di chilometri dalla terraferma e parallelamente alla costa. Serviranno analisi più approfondite per capire se i movimenti di oggi hanno attivato altre faglie, come in un effetto domino. «Intanto si può stimare che lo spostamento lungo la faglia causato dal terremoto di ieri sia dell’ordine dei decimetri» aggiunge Doglioni. «All’Aquila il movimento fu poco meno di un metro. In Giappone una faglia lunga oltre 400 chilometri si spostò fino a 50 metri». L’energia rilasciata a Tohoku nel 2011 fu quasi un milione e mezzo di volte superiore rispetto al Conero”.