Fai il test e ti dirò come morirai: quando il Dna può prevedere le malattie

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 13:25 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 13:25

Fare un test del Dna, ricevere il “responso” direttamente a casa, scoprire le malattie di cui si potrebbe morire e prevenirle. Non è la trama di un film di fantascienza ma la realtà, oggi, negli Stati Uniti. Dove stanno sorgendo decine di aziende specializzate nell’analisi del proprio Dna. Una realtà che viene descritta, con dovizia di particolari da Francis Collins, direttore del Nih, l’Istituto per la salute degli Stati Uniti, nel suo libro “The language of life”.

Collins un bel giorno decide di fare il test del Dna per vedere di “che morte deve morire”. Lo fa analizzare da tre compagnie diverse: la “23andMe” chiede 399 dollari, la “deCODE” 985 dollari e la “Navigenics” 2499 dollari. I risultati gli arrivano via web e dicono che per le malattie più comuni Francis Collins rischia meno della maggior parte di noi, ma rischia un po’ di più di avere diabete e degenerazione maculare, una causa comune di cecità. Quindi Collins prende precauzioni, inizia a mangiare più sano e a fare regolari controlli dall’oculista.

Questo il lato positivo della faccenda. Se a Collins avessero pronosticato una malattia grave o un tumore, l’analisi del suo Dna sarebbe stato fondamentale per la sua sopravvivenza. Ma c’è anche qui il rivolto della medaglia. Il lato meno positivo e anche un po’ inquietante che consta di due particolari: prima di tutto il fatto che si può fare un test del Dna e averne il responso senza il “filtro” di un medico. E secondo poi: a volte i test del Dna possono sbagliare.

E’ quanto è capitato, ad esempio, a un uomo americano che ha preso parte a uno studio del governo per verificare la validità di questi test. John aveva un’alterazione del ritmo del cuore e tredici anni fa gli hanno impiantato un pacemaker. Si è poi sottoposto al test del Dna. Il responso? Ben quattro compagnie diverse che hanno analizzato il suo Dna hanno fatto sapere che John rischia meno degli altri di avere disturbi del ritmo del cuore.