Tina Brown e il suo Newsweek: “Bunga bunga, le italiane si ribellano”

Pubblicato il 9 Marzo 2011 13:18 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2011 13:20
Tina Brown

Tina Brown

ROMA – Decisa, stakanovista, Tina Brown ha portato al trionfo il Daily Beast e adesso ha preso in mano Newsweek e ora si concentra sull’Italia e le italiane: “Questo è il momento delle donne”, così battezza il suo ultimo successo.

In un’intervista al Fatto Quotidiano la neo direttrice parla del bunga bunga, della ribellione delle menti femminili del Belpaese, bacchetta il presidente Silvio Berlusconi e il suo modo di condurre politica e vita privata: “Vi umilia, è fuori controllo”.

Come simbolo del ritorno delle donne Newsweek ha scelto un’immagine della manifestazione delle donne italiane del 13 febbraio. “La serietà tornerà a essere sexy. Per me è stato veramente galvanizzante vedere le donne italiane alzare la testa e ribellarsi, dire basta alle continue umiliazioni che subiscono dalla cultura berlusconiana. È fantastico che finalmente sia successo”.

Sulle donne che vanno in tv in Italia a difendere il Cavaliere e i suoi comportamenti commenta: “Faccio fatica a credere che ci siano donne disposte a comportarsi così. Voi italiani dovete denunciare queste abitudini il più possibile: perché solo parlandone si creano ondate di ribellione. In America hanno fatto più scalpore i rapporti di Berlusconi con la mafia o il suo processo per prostituzione minorile? (ride) Ma voi italiani vi rendete conto che Berlusconi è oltre ogni limite? Come se non avesse un ruolo pubblico, né alcuna responsabilità. Pensa di poter vivere secondo i parametri del suo universo morale, e che le regole e l’etica comuni non contino nulla. È un problema enorme per l’Italia”.

Pensa che avrebbe potuto costruire la stessa carriera se fosse nata in Italia? Le chiede Beatrice Borromeo sul Fatto e la Brown risponde: “Io sono inglese, quando mi sono trasferita in America c’erano tantissime opportunità. Il mio successo dipendeva da me: ho avuto davvero pochi ostacoli dovuti al solo fatto di essere una donna. Non ci sono molti altri Paesi che offrono queste opportunità. ..Possiamo aspirare a posti molto importanti, ma sono sempre al secondo livello: capo del marketing, capo reparto. Fa parte della cultura, ma stiamo cominciando a ribellarci. Molte donne si scoraggiano e si accontentano delle retroguardie. Ma c’è un nuovo fenomeno: tante professioniste hanno deciso di aprire le loro società e di guidarle da sé. Io l’ho fatto con il Daily Beast. Sono andata da Barry Diller, il mio editore, gli ho proposto il progetto e oggi il mio sito è uno dei più seguiti in America. Se non mi fossi creata la mia azienda, non credo sarei mai stata nominata a dirigerne un’altra: e questo perché le donne fanno paura”.