Trieste: presentata “Invisible”, l’impronta digitale degli oggetti di valore. Serve a svelare i falsi

Pubblicato il 14 Ottobre 2009 17:27 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2009 18:32

Arrivano anche gli acceleratori di particelle in aiuto di chi lotta per contrastare la diffusione dei falsi: dalle opere d’arte alle monete antiche alle griffe di moda. I ricercatori del laboratorio per la luce di sincrotrone Elettra a Trieste, hanno ideato il metodo “Invisible”, una sorta di “impronta digitale” dell’oggetto marcato che permette di distinguere l’originale da una sua copia fedele.

Realizzato in collaborazione con la direzione regionale per i Beni culturali del Friuli Venezia Giulia, la direzione dei musei civici di Storia e arte e la soprintendenza per i Beni archeologici, il metodo consiste nell’applicare di marchi non invasivi, invisibili e rintracciabili solo attraverso appositi rilevatori. I marchi sono ottenuti esponendo alla luce di sincrotrone strati nanometrici di uno speciale materiale.

Il materiale può essere anche usato come polvere additiva da aggiungere ad altre sostanza durante la fabbricazione di un marchio. Gli strati di materiale possono essere applicati sull’oggetto direttamente oppure attraverso soluzioni tecniche alternative, come un’etichetta da nascondere nelle trame della tela di un dipinto, e diventano visibili solo se illuminati con luce ultravioletta monocromatica (cioè di una determinata lunghezza d’onda).

Sono stati pensati due livelli di sicurezza, come ha spiegato Luca Gregoratti ricercatore al Sincrotrone di Trieste. Per garantire il livello base di sicurezza è stato realizzato un detector portatile che verifica la presenza del marchio, illuminando direttamente la superficie dell’oggetto con una luce ultravioletta di specifica lunghezza d’onda. Il secondo livello di sicurezza è garantito invece da uno strumento in grado di identificare la particolare fluorescenza prodotta solo e soltanto da quel marchio (il cosiddetto spettro di emissione), una volta illuminato.