Corsi finti, aziende fantasma: così l’Italia truffa l’Ue

Pubblicato il 27 Maggio 2011 11:29 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2011 13:26

ROMA – Corsi di formazione finanziati e mai partiti, aziende che hanno preso i soldi e non hanno mai aperto, false fatturazioni: così l’Italia truffa l’Europa sui fondi per lo sviluppo. E così pochi “furbetti” si sono rubati finora 5 miliardi di fondi provenienti dall’Unione Europea. Soldi che dovrebbero servire per lo sviluppo delle aree più arretrate, per incentivare l’occuopazione e finanziare corsi di studio.

Secondo l’Olaf, l’organismo della Commissione che si occupa delle irregolarità nell’utilizzo dei fondi, l’Italia è il Paese che truffa di più l’Ue, seguita dalla Polonia. Basti pensare che le truffe in Italia rappresentano più della metà di quelle realizzate in tutti gli altri paesi dell’Unione. Le ultime accertate in Italia erano state 1.131 nel 2009, per un ammontare di 328 milioni di euro. Trend confermato e in crescita nel 2010. Secondo la Guardia di finanza in Calabria e Sicilia, due sole regioni, lo scorso anno sono state denunciate frodi ai danni della Ue per 212 milioni di euro. L’ultimo caso, scrive ‘La Repubblica’, è quello di alcune società milanesi che avrebbero messo in piedi corsi di formazione fantasma per 50 milioni di euro. Tutti soldi provenienti dall’Ue, ovviamente, e che sarebbero serviti per finanziare dei corsi di formazione veri.

L’Italia, secondo l’Olaf, ha finora truffato l’Europa per 422 milioni di euro, di cui sono stati recuperati appena 50 milioni di euro. Il resto è svanito nel nulla, e il dipartimento Politiche comunitarie italiano calcola ancora in 400 milioni di euro la cifra da chiedere indietro a società che hanno ottenuto illecitamente i finanziamenti.

Ci sono vari modi per truffare l’Europa. Alcune aziende, in Italia, falsificano i documenti per accedere ai finanziamenti: attraverso intrecci di società che sono in realtà scatole vuole fanno apparire capitali che in realtà non posseggono; con le false fatturazioni dimostrano l’acquisto di macchinari o terreni che in realtà non hanno mai nemmeno visto. Il vero capolavoro della truffa, scrive ‘Repubblica’, l’hanno messo in piedi 23 piccoli imprenditori di Milano, Bergamo, Varese, Modena, Cosenza, Crotone, Catanzaro e Lamezia Terme: con false fatture emesse da società estere, con sede a Panama e alle Isole Vergini, avevano finto di avviare un’attività industriale. In più hanno chiesto perfino il rimborso dell’Iva sulle stesse finte fatture. Totale della truffa, 20 milioni di euro.

Poi c’è il caso della Blue Boat, azienda nel settore della cantieristica navale che nel 2008 ha aperto i battenti nell’area industriale di Termini Imerese, a due passi da Palermo. Gli operai hanno lavorato poco più di un anno. Poi nel marzo del 2010 i titolari dell’azienda, Roberto Grippi e Salvatore Catalano, sono stati arrestati con l’accusa di aver ottenuto false fatture per 90 milioni di euro, il tutto per incassare 30 milioni di fondi Ue.

Infine ci sono i falsi corsi di formazione, nuova frontiera delle truffe all’Ue. A Milano, scrive ‘La Repubblica’, un gruppo di imprenditori ha ottenuto dall’Ue finanziamenti per attivare 22 corsi di formazione: dei master che, però, non sono mai partiti. Ora sulla loro testa pende una causa per truffa contro l’Ue da 50milioni di euro. E la Commissione Europea ha deciso di costituirsi parte civile nel processo.