Università, ricercatori in protesta: “Così non insegniamo”. Lezioni a rischio in tutta Italia

Pubblicato il 6 Ottobre 2010 19:50 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2010 19:50

Mezza “Italia universitaria” a rischio paralisi: i ricercatori hanno infatti minacciato il blocco della didattica contro le riforme che non condividono. Il ddl Gelmini e la Finanziaria del governo, sostengono i ricercatori, penalizzano questa categoria. Per questo i ricercatori hanno deciso che non terranno le lezioni, una prassi non prevista tra le loro mansioni, ma che va avanti da anni.

A Bari hanno annunciato il “blocco degli insegnamenti” 74 ricercatori del Politecnico. A Torino si stanno mobilitando quelli di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, della facoltà di Psicologia e della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’università.

A Palermo hanno promesso lo stop i ricercatori di Medicina, di Lettere e Filosofia e Ingegneria gestionale: in tutto si tratta del 56% degli appartenenti alla categoria. A Roma rimangono in dubbio le attività didattiche di Tor Vergata e La Sapienza. Iniziative in cantiere anche Siena, L’Aquila, Brescia, Camerino, Catania, Genova, Reggio Emilia, Napoli, Parma, Pavia, Trieste, Udine e Verona.

In Italia i ricercatori sono 25 mila, a fronte di 34 mila tra professori ordinari e associati e 20 mila docenti a contratto: si tratta del 40% circa di insegnanti, quindi la loro astensione provocherebbe una vera e propria “paralisi” del sistema universitario.