Yara, il dna può essere la chiave di volta: caccia al parente biologico dell’assassino

Pubblicato il 24 Marzo 2011 0:01 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2011 20:27

BREMBATE SOPRA (BERGAMO) – La pista che conduce all’assassino o agli assassini di Yara Gambirasio parte dal campo in cui è stato trovato il corpo della tredicenne di Brembate Sopra (Bergamo), passa per le provette delle indagini scientifiche dei reparti specializzati di Sco e Ris e, secondo le ultime indiscrezioni investigative, potrebbe portare, se non al mostro, ai suoi parenti biologici, ovvero ai famigliari.

E’ infatti una ricerca nella ricerca quella che viene compiuta, in questi giorni, dagli inquirenti, che hanno disposto ben 400 test del Dna prevalentemente raccolti tra i frequentatori della palestra, nella sfera dei conoscenti e tra i lavoratori di alcuni cantieri, e che peraltro si devono sommare al centinaio di tracce genetiche che erano gia’ state ottenute dagli investigatori nei primi tre mesi d’indagine. Uno screening non a tappeto ma nemmeno limitato ai soli possibili sospettati, che ha suscitato anche qualche perplessità. Basti pensare che l’impianto sportivo di Brembate Sopra, dove il 26 novembre scorso è stata vista per l’ultima volta Yara, conta 2.500 iscritti.

”Difficile pensare che ai test si presenti il mostro, o tutti meno lui”, ironizzava qualcuno in paese, dove peraltro c’è stata grande disponibilità verso le campionature, e anche qualche volontario non convocato. Già, forse l’omicida no, ma qualche suo ignaro parente sì. Tra le finalità delle recenti indagini genetiche, infatti, ci sarebbe anche quella, più discreta, di identificare un possibile consanguineo dell’uomo e della donna che hanno lasciato il loro Dna sui guanti di Yara. Un ”lavoro complesso”, e per il momento nessuno dei circa 300 profili già comparati corrisponderebbe ai due dna trovati, ma al momento appare l’unica pista certa dell’inchiesta.

”Questo nell’ipotesi che il dna isolato sui guanti di Yara sia quello dell’assassino – ha sempre detto il magistrato che coordina le indagini, Letizia Ruggeri, che si è lamentata delle ‘troppe invenzioni giornalistiche di questi giorni’ – perché in caso contrario troveremmo soltanto un uomo legato a quel profilo, ma estraneo ai fatti”.

”Da un Dna completo e leggibile – spiega un esperto – si possono ricavare informazioni straordinarie. Più tempo si ha a disposizione per lavorare i campioni, più cose si possono sapere sul proprietario e più è alta l’attendibilità dei risultati”. ”In sostanza – prosegue – due dna al computer si comparano in un minuto (ma ovviamente c’è un lavoro preparatorio a monte), quelli di genitori e figli in un’ora e quelli di parenti meno diretti con molto più lavoro”.

”Si potrebbero sapere anche il colore degli occhi e il tipo dei capelli – prosegue il ricercatore – ma questi esami hanno percentuali di attendibilita’ meno alte e quindi per il momento non vengono usati nelle ricerche medico-legali”.

Probabile però che gli investigatori abbiano saputo subito se i dna trovati su Yara sono di un caucasico o, per esempio, di un nordafricano. ”Tutto poi però dev’essere contestualizzato con gli elementi certi in possesso, come testimonianze e tabulati – ammonisce un investigatore – altrimenti si rischia di commettere grossi errori”.