Il Maurizio Gasparri che è in ogni tweeter

di Francesca Quaratino
Pubblicato il 4 ottobre 2012 7:58 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 18:47

La vicenda di Maurizio Gasparri che non si piega al dibattito con chi ha pochi followers dovrebbe far riflettere.
Lasciamo da parte lo scambio grottesco, per un attimo. E concentriamoci sulla psicologia di Twitter.
A me viene facile. Vengo da 48 ore passate tra tweeters più o meno noti e da un’esperienza estremamente formativa come l’aver assistito alla vittoria di un’amica al MIA2012.

A qualche giorno di distanza, tornata alla vita quotidiana, la sensazione persistente è che Twitter stia portando alla luce numerosi casi umani. La prima evidenza è che, nell’interazione via tweet, la questione “quanti followers ha colui che mi sta rivolgendo la parola” non sia affare che riguarda il solo Gasparri. Per fare solo un esempio, ho condiviso parecchi tweet con la mia amica famosa. Se rispondevo io a qualche interazione con gente che su Twitter “pesa” (e io sono sotto la media, in fatto di followers), i miei tweet cadevano nel vuoto. Però venivo aggiunta da altri utenti “sotto la media”, raccattando followers social entusiasti, tra i quali due stalker e un folle che augura solo Buon giorno e Buona notte.
Sia chiaro che costui, del quale non farò il nome utente, per me resta un genio assoluto.

Ora va detto che anche io, nel mio piccolo, non mi metto a seguire chi ha pochi followers a meno che tra costoro non figurino miei amici. Purtuttavia, se uno mi rivolge la parola, rispondo.
Siamo alla buona educazione.
L’esplicitazione di Gasparri è tanto goffa quanto scardinante.

Mi domando se Twitter che insorge contro l’apartheid, lo stia facendo a causa del turbamento insito nel fatto che il nostro, verbalizzando la questione “quanti followers ha colui che mi sta rivolgendo la parola”, abbia dato voce a un lato formalmente poco piacevole -ma quotidianamente agito- dell’emotività dei tweeters.

Quanti, che su Twitter hanno un gran seguito, prima di rispondere controllano i followers dell’interlocutore come Gasparri qualsiasi?
Un fatto da ammettere definitivamente, per eliminare alla radice una nuova frontiera dei nostri sensi di colpa, è che siamo su Twitter per narcisismo e che il narcisismo non viene sostenuto in alcun modo da utenti “deboli” in termini di visibilità.

Certo che, se sei un politico, dovresti fare i conti con il fatto che agire in conseguenza di questa consapevolezza non è propriamente un atto sensato. Quindi ci sta che ti venga puntato il dito contro perchè comunichi male.

Detto ciò, e passando all’atto pratico, il consiglio è di non rivolgere la parola a chi se la tira. Voi non avete bisogno di “entrare in un giro” dal quale siete già fuori nella vita reale. State nel vostro, abbassate le aspettative e lasciate soli con sè stessi i gasparridi del caso. Forse, il club che li accoglie è quello del quale non vorreste mai essere soci.

@Fraq

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