Aaron, il gigolò romano che vuole pagare le tasse: “Il mio è un lavoro socialmente utile”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2018 19:54 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2018 19:54
Aaron, il gigolò romano che vuole pagare le tasse: "Il mio è un lavoro socialmente utile"

Aaron, il gigolò romano che vuole pagare le tasse: “Il mio è un lavoro socialmente utile”

ROMA – Aaron ha 30, è romano, di professione fa il gigolò e… vuole pagare le tasse. 

A raccontare come, e a rivendicare il riconoscimento legale per i professionisti del sesso, è lo stesso Aaron: “Emetto fatture alle mie clienti come organizzatore di eventi – spiega il gigolò all’Adnkronos – per poter pagare le tasse, poiché la mia professione non è legalmente riconosciuta. Sogno di poter scrivere gigolò come lavoro nei documenti ufficiali e non trovare escamotage per poter essere in regola con l’Agenzia delle Entrate”.

Per Aaron il mestiere di gigolo si potrebbe addirittura definire “un lavoro socialmente utile in quanto io ascolto le donne, le aiuto ad affrontare paure e insicurezze, le rendo più consapevoli di sé stesse, quasi come uno psicologo. Associare la parola gigolo al mero atto fisico è riduttivo. Il mio lavoro – continua – merita di essere equiparato ad ogni altro mestiere”, ed è per questo che Aaron pretende che “lo Stato regoli questo settore e mi permetta di lavorare e pagare le tasse come ogni altro cittadino, apponendo la mia firma sulla mia reale professione”.

E, in effetti, chi decide di intraprendere questa vita volontariamente e consapevolmente si trova davvero a dover affrontare un vuoto legislativo: “Come giustificare conti correnti, stili di vita e spese quando in realtà per l’Erario risulti disoccupato? Nessuno – continua il 30enne – che sappia dare risposte certe, oggettive o perlomeno soddisfacenti”.

“L’Italia – spiega ancora – ha solamente adottato nei confronti del fenomeno il modello abolizionista, che consiste nel considerare la prostituzione fatto non penalmente rilevante, condannando sfruttamento, induzione e favoreggiamento, ma senza regolamentarne ulteriori aspetti”.

Lo Stato, insomma, “gestisce già il monopolio di lotterie, alcool e tabacco, ma manca una specifica disposizione che preveda un regime fiscale per questo tipo di attività. Un mestiere senza tutele, senza sindacati di categoria, senza assicurazioni di sorta. Un mestiere fantasma. O meglio, un mestiere che esiste dall’inizio dei tempi, ma che – conclude amaro Aaron – tutti fanno finta di non vedere. Stato in primis”.