L’amicizia una droga naturale: Facebook pusher di euforia

Pubblicato il 25 Novembre 2011 9:20 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2011 10:03

ROMA – L’amicizia produce gli stessi effetti di una droga. Due scienziati di Oxford hanno individuato, partendo dalle relazioni che si sviluppano per esempio su Facebook, il neurotrasmettitore alla base dei legami amicali. Si tratta di un’oppioide simile a quelli che normalmente vengono considerati stupefacenti. E per questo a volte ne siamo dipendenti e in altri casi assuefatti. Robin Dunbar e Anna Machin si sono chiesti i motivi che conducono milioni di persone a trascorrere ore e ore con persone con le quali non sono previste relazioni basate su stimoli sessuali o preoccupazioni genitoriali. Gli amici, appunto, la cui presenza, ci assicura un benessere emotivo, spesso associato a stati di euforia. Grazie alla droga naturale rilasciata dal nostro cervello, le famose endorfine il cui rilascio inibisce per esempio l’ormone dello stress. E’ lo stesso principio e la stessa sensazione euforica che permette all’atleta sotto sforzo prolungato di superare i momenti di crisi e proseguire beati nella corsa, nel sollevamento dei pesi ecc…

Questi oppioidi endogeni (simili alla struttura chimica della morfina e dei suoi derivati ma prodotti “in casa”) “sono la colla neurochimica che ci fa mantenere quei complessi legami sociali che vanno al di là dell’accoppiamento e della cura dei piccoli”, spiegano i due antropologi, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista di neuroscienze Behaviour. Scoperte negli anni ’70, le endorfine sono state subito studiate in rapporto all’attaccamento verso le persone amate perché “apparve chiara la somiglianza tra relazioni romantiche e il comportamento dei consumatori di droghe a base di oppioidi”. D’altra parte Robin Dunbar è stato negli anni ’90 il padre della teoria del “cervello sociale”: secondo  cui questa propensione biologicamente determinata a instaurare legami sociali di amicizia e collaborazione ha sviluppato la corteccia sociale degli uomini. Tornando ai social network, Dunbar e Machin mettono un limite alla quantità di amicizie in modo da non disperdere il capitale emotivo: 150 è il massimo stabilito. Laddove, senza l’ausilio del computer, un individuo dedica ilo 40% delle sue relazioni sociali a soli 5 amici.

“Siamo nati perché si instauri tra tutti gli uomini un vincolo sociale”, sosteneva Cicerone nel De Amicitia, cogliendo nel segno.