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Tiger Woods guadagna noccioline a paragone degli aurighi romani al Circo Massimo

Corsa di Bighe al Circo Massimo

A paragone degli aurighi della Roma imperiale che correvano come diavoli scatenati sulle bighe nel Circo Massimo (ce li ha mostrati il fim Ben Hur) per essere i primi a a tagliare il traguardo, le star sportive dei nostri giorni, anhe le più pagate, guadagnano noccioline.

Lo sostiene su Lapham’s Quarterly, una rivista di storia, Peter Struck, uno storico dell’università di Cicago, che si è sentito in dovere di smentire la classifica di Forbe’s secondo cui l’atleta più pagato in tutti i tempi sarebbe Tiger Woods, con un miliardo di dollari (784 milioni di euro).

Veramente una cifra modesta, sostiene Struck, se si paragona  agli introiti dell’auriga Gaius Apuleius Diocles, uno spagnolo vissuto nel secondo secolo D.C., il quale, prima di ritirarsi a 42 anni per godersi i frutti del suo lavoro, aveva guadagnato 35.863.120 sesterzi, l’astronomico equivalente di 12 miliardi di euro.

E c’e’ da dire che Diocles, ”il campione di tutti i campioni”, ha raggiunto quella sbalorditica cifra senza l’aiuto di spnsor di ogni genere come accade oggi. Lui correva, vinceva, incassava la borsa e tutto finiva lì in attesa della prossima corsa.

L’ammontare della sua fortuna è scolpito su una gigantesca lapide eretta a Roma nel 146 D.C. dai suoi tifosi e colleghi aurighi. Secondo il professor Struck, che ha fatto i conti in tasca a Diocles, la sua ricchezza era tale da poter mantenere l’intero esercito imperiale romano per due mesi.

Queste favolose borse che Diocles e i suoi colleghi incassavano non venivano pagate per nulla, ma per corse massacranti dove praticamente tutto era permesso per battere gli altri concorrenti, che spesso ci lasciavano la vita. L’abbigliamento era ridotto al minimo: elmo di cuoio, corazza per il petto e parastinchi.

Nel suo articolo su Lapham’s Quartely, il professor Struck scrive che Diocles, di umili origini come quasi tutti gli aurighi, ha corso per 24 anni di di fila prima di abbandonare le corse di bighe. I suoi guadagni complessivi sono stati superiori a quelli dei più pagati governatori provinciali, o avrebbero potuto rifornire Roma di grano per un anno intero.

Un giro di soldi e un tale peso nella società del tempo sono spiegati con l’enorme seguito delle corse di bighe. Il Circo Massimo, lo stadio nel cuore dell’Impero, dove si tenevano gli spettacoli migliori, poteva ospitare 250mila persone. Rispetto ai nostri tempi mancava un sistema di abbonamenti e di prenotazione dei biglietti, e gli spettatori plebei arrivavano anche il giorno prima per accaparrarsi i posti migliori, mentre per gli aristocratici esistevano dei posti riservati.

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