Autogestione in carcere: detenuti non pericolosi in “custodia attenuata”

Pubblicato il 10 luglio 2012 12:11 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2012 12:12

detenutiROMA – Autogestione in carcere per i detenuti per reati non gravi e magari arrivati a un passo dalla scarcerazione. Non è il manifesto/slogan di qualche ipergarantista convinto che la prigione non serva: è, invece, la proposta/soluzione del nuovo direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino. Mancano agenti di custodia, i carceri sono superaffollati, non si scorgono amnistie in vista. Resta l’ultima possibilità, la soluzione creativa studiata dall’amministrazione: un “Patto” vero e proprio, con tanto di clausole e prescrizioni che impegni i contraenti, cioè il carcere e  i detenuti. Un certo tipo di detenuti. Sottoscrivendo il Patto, ai detenuti viene offerta una forma di autogestione in carcere, con i secondini dirottati nelle strutture di maggiore sicurezza a badare ai detenuti più pericolosi e a rischio fuga.

Primo impegno da sottoscrivere, immaginiamo, sia “io non scapperò”. D’altra parte quella delle carceri è l’emergenza più sistematica del nostro Paese. Con la carenza cronica del personale e i detenuto che stipano la metà degli spazi che dovrebbero accoglierli decentemente. Una situazione destinata a peggiorare. Intervistato da La Stampa, Roberto Martinelli, segretario del sindacato Sappe, fa un esempio concreto: “Non sapete come sia duro e difficile lavorare a Genova, per fare un esempio, in strutture sovraffollate e surriscaldate. Più di 800 detenuti per 450 posti letto; i poliziotti dovrebbero essere 455 ed invece sono 320”. Considerando i turni, una guardia ogni dieci detenuti.

L’operazione “sezioni aperte” deve consentire l’impegno massimo degli agenti là dove è strettamente necessario. Verrà introdotta una distinzione operativa e funzionale fra strutture ad alta sorveglianza e un circuito regionale di carceri a bassa sorveglianza. In questi ultimi il compito dei secondini verrebbe ridotto al minimo, verranno chiamati istituti a “custodia attenuata”. Pochissimi agenti verificheranno unicamente il rispetto degli impegni sottoscritti nel Patto da detenuti maschi non pericolosi o a fine pena, donne e condannati in genere a reati minori. I sindacati sono d’accordo con i nuovi criteri di “sicurezza dinamica” (presidi occasionali e a pattugliamento)?

Ci sarà, a regime, un agente dove prima ce n’erano quattro, e questo lo vivono come un rischio. Ma , così come è adesso, la situazione è insostenibile. L’alto tasso di suicidi segnala il disagio. E non serve l’obiezione, “sta in carcere, è più facile che uno si tolga la vita”. L’aumento dei suicidi riguarda anche le guardie carcerarie. E questo non può essere considerato fisiologico.

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