Cnel: immigrati? Si integrano meglio in Emilia-Romagna, più parità in Sicilia. Moldavi i più onesti

Pubblicato il 13 luglio 2010 16:26 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 17:45

Per un immigrato è potenzialmente più facile integrarsi in Emilia Romagna, piuttosto che in Abruzzo o Puglia. Ed è più probabile ottenere le stesse opportunita’ socio-occupazionali di un italiano in Sicilia, piuttosto che nelle Marche. Nel 2008 gli immigrati che hanno avuto un miglior inserimento lavorativo sono stati gli indiani, seguiti da romeni, moldavi, albanesi e ucraini; i più ”virtuosi”, in quanto meno denunciati per reati penali, i moldavi, i romeni, gli albanesi e i cinesi.

Cade inoltre il pregiudizio secondo cui con l’aumentare degli immigrati aumenta la criminalita’: dal 2005 al 2008 l’immigrazione è aumentata del 45,7% mentre le denunce a carico di stranieri solo del 19,9%. è questa la fotografia dell’integrazione in Italia fatta dal Cnel, che nel VII Rapporto sugli ”Indici di integrazione degli immigrati in Italia”, presentato oggi a Roma, analizza il grado di inserimento socio-occupazionale degli stranieri nel 2008. Perchè, come ha affermato il presidente del Cnel, Antonio Marzano, ”l’unica politica dell’immigrazione per i 5 milioni di stranieri in Italia è l’integrazione”.

– CI SI INTEGRA MEGLIO IN EMILIA ROMAGNA: Sintetizzando gli indicatori sociali, al primo posto della classifica delle regioni con il più alto potenziale di integrazione c’è l’Emilia Romagna (60,82 punti in una scala da 1 a 100), seguita da Friuli Venezia Giulia (59,29), Lombardia e Lazio (57), Veneto (55,04), Trentino Alto Adige (54,48) e Toscana (50,42). Fanalini di coda, Abruzzo (38,24 punti), Puglia (37,36) e Sardegna (32,65). Tra le province, il primato spetta a Parma (60,58); secondo e terzo posto per Reggio Emilia e Vicenza. Nella top ten non ci sono province con capoluoghi metropolitani: la prima è Verona al 12/mo posto.

– PIU’ PARITA’ IN SICILIA: L’Isola è la regione che riesce a garantire maggior parità di inserimento socio-occupazionale tra italiani e immigrati, con una differenza di -0,06 punti a svantaggio degli stranieri, su una scala che va da -1 a +1. Seguono Piemonte (-0,13), Molise (-0,14), Sardegna (-0,15) e Trentino-Alto Adige (-0,16). Agli ultimi posti Abruzzo (-0,38), Marche (-0,39) e Puglia (-0,40). Enna è al primo posto delle province ed è anche l’unica in cui gli immigrati hanno più possibilità rispetto agli italiani (+0,20); Roma è all’11/mo, Torino al 23/mo, Bologna al 27/mo, Milano al 30/mo, Napoli al 60/mo e Venezia al 98/mo.

– INDIANI I MEGLIO INSERITI AL LAVORO: La collettività straniera ad aver avuto il miglior livello occupazionale è stata quella indiana. Agli ultimi posti i bengalesi e tunisini. La regione che ha registrato il maggior indice di inserimento occupazionale è la Lombardia. Seguono Toscana, Lazio e Friuli Venezia Giulia. Agli ultimi posti Umbria, Basilicata e Puglia.

– IMMIGRAZIONE NON VUOL DIRE CRIMINALITA’: Dal 2005 al 2008, si legge nel Rapporto che elabora dati del Viminale e dell’Istat, ”i residenti immigrati sono aumentati del 45,7%, mentre le denunce contro stranieri sono cresciute solo del 19,9%”. In media, a carico dei nuovi venuti vi è un denunciato ogni 25 individui (esclusi irregolari e stranieri di passaggio), mentre a carico di tutti i residenti (italiani e stranieri) vi è un denunciato ogni 22. ”Il fatto che il 70% delle denunce è a carico di irregolari – ha sottolineato, Luca Di Sciullo, ricercatore Idos – impedisce di calcolare il tasso di devianza degli stranieri rapportandolo a quello dei residenti immigrati perché risulta sovradimensionato”.

– I MOLDAVI I MENO DENUNCIATI: Tra la percentuale delle denunce penali a carico dei moldavi e la percentuale dei connazionali residenti in Italia vi è una differenza di 9,6% a favore di quest’ultima. Tra i meno denunciati anche i romeni (-6,5%), gli albanesi (-4,8%) e i cinesi (-1,8%). I migranti da Marocco (3,6%), Senegal, Tunisia, Nigeria ed Egitto totalizzano invece il 29,6% delle denunce contro stranieri, anche se i soggiornanti corrispondono a solo il 18,7% della popolazione straniera.