Di Maio e gli altri politici…secondo Freud. Storie di ordinaria fotografia

di Mascia Garigliano
Pubblicato il 4 Dicembre 2018 11:13 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2018 11:13

ROMA – E’ tutta colpa di Freud. Lui, il padre della psicoanalisi che, sin dagli albori del ‘900 ha teorizzato che i nostri problemi da adulti vanno ricercati, quasi sicuramente, nei meandri più reconditi della nostra infanzia. Più precisamente nel rapporto che abbiamo avuto con madre e padre. È tutta colpa sua se ci sdraiamo su quel lettino dallo psicologo e cominciamo a dar voce al nostro inconscio che, come prima cosa, vorrebbe prendere a pugni i nostri poveri genitori adducendo loro la probabile causa dei nostri problemi, delle nostre frustrazioni. Seduta dopo seduta cerchiamo di trovare una soluzione per vivere meglio, più sereni.

Vogliamo capire l’origine del nostro malessere e sconfiggerlo. Desideriamo conoscere i motivi degli attacchi di panico, delle crisi d’ansia, delle fobie più o meno strane, delle manie più o meno confessabili. Tutte note degne della miglior sceneggiatura di Carlo Verdone, dei suoi personaggi alle prese con le gocce di “serenil”, pacchi di ansiolitici e antidepressivi. Sigmund Freud analizza il rapporto padre-figlio con la teoria del “complesso d’Edipo”: il bambino ammira e ama suo padre in quanto lo vede la più saggia e la migliore delle creature, anche se fondamentalmente lo vuole uccidere per prendere il suo posto e “sposare” la madre.

Superata questa fase, arriva il distacco dal padre cioè quando il fanciullo comincia ad uscire dalla cameretta e si affaccia nel mondo reale, scoprendo delle cose che lo fanno allontanare dalla originaria ammirazione per il padre. Egli si accorge che non è l’essere più potente, più saggio e più ricco della terra, piuttosto comincia a diventare scontento di lui, impara a criticarlo attuando “il superamento del complesso edipico” che permetterà la costruzione del super-io e agevolerà uno sviluppo psichico “normale”. Nel caso contrario si può arrivare alla “nevrosi”.

L’atto di ribellione verso il padre è, dunque, positivo. Ci siamo passati tutti: dal non rispettare regole a nostro parere troppo rigide, al non rispondere alle telefonate per noi inopportune, ad andarcene via di casa. In fondo manifestiamo il desiderio di essere indipendenti e avere una propria visione della vita, una propria identità distaccandoci dalla figura paterna. Non sentiamoci in colpa, tanto lo dice Freud.

Dimostrazioni di “ribellione” e di “dissenso” nei confronti dei padri ci sono anche nel mondo della politica. Dalla seduta sugli scranni del Parlamento a quella sul lettino dello psicologo il passo è breve. Pensiamo a Luigi Di Maio che urla contro il padre Antonio: “Mi hai mentito, mi avevi detto che era un caso isolato e invece sono quattro gli operai a nero. Mi hai fatto fare questa figura davanti a tutti. Ora come faccio?”. Proprio lui, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, paladino della lotta contro l’illegalità e i privilegi della casta, si trova a fronteggiare il caso del padre coinvolto in uno scandalo legato al lavoro non in regola. Alla fine della seduta lo psicologo lo definirebbe “Trauma” mentre per noi è un incredibile “Paradosso”.

Ricordiamo anche Maria Elena Boschi che non ha passato un buon periodo quando il padre, Pierluigi, è stato coinvolto nella vicenda della Banca Etruria. Nota anche la storia di Matteo Renzi che, secondo un’intercettazione pubblicata dal Fatto Quotidiano, quando scoppiò lo scandalo Consip, si dimostrò sospettoso al telefono col padre Tiziano: “Non è credibile che non ricordi di aver incontrato uno come Romeo. Andrai a processo. Io non voglio essere preso in giro e devi dire la verità. Anche il giudice non ti crederà”.

Il conflitto padre-figlio coinvolge anche Giorgia Meloni che racconta di essere stata abbandonata dal padre quando aveva poco più di tre anni. Se n’era andato alle Canarie su un barca chiamata “cavallo pazzo” e da allora non l’ha più visto. Ma lei ha già pronta la diagnosi psicologica e ci tiene a ribadirla: “Non mi si dipinga come la piccola fiammiferaia che è diventata di destra dopo l’abbandono da parte del padre comunista”.

Altro caso di scontro, e non solo ideologico, è quello di Veronica Padoan, figlia dell’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo, che è scesa in piazza a Foggia con tanto di megafono manifestando contro la visita di un collega del padre, Andrea Orlando (ex Guardasigilli), perorando la causa dei braccianti extracomunitari stagionali. Un’altra ribelle è indubbiamente Sabina Guzzanti, figlia di Paolo che le aveva scritto una lettera spiegandole il vero senso del Berlusconismo. Lei le rispose con una mail con cui lo accusava di far parte “di un’accolita di delinquenti, perché Forza Italia è sinonimo di mafia, razzismo, fascismo e antidemocrazia”.

Notissimi sono i rapporti burrascosi tra Bush padre, venuto a mancare da poco, e il figlio. Si narra di una volta in cui il padre accolse il figlio ubriaco alla porta di casa e che quest’ultimo voleva prenderlo a pugni. Le sedute psicoanalitiche andrebbero fatte anche nel mondo dello spettacolo, dello sport in cui tra padri violenti che hanno fatto nascere pugili come Patrizio Oliva e padri opprimenti che hanno dato vita a tennisti del calibro di Andre Agassi (tanto da scriverci una biografia quasi interamente basata sul rapporto conflittuale col padre), i risvolti psicologici sembrano ovvi. Alcuni contrasti purtroppo finiscono nei Tribunali. Molti sono i casi, infatti, di padri famosi che non hanno riconosciuto i propri figli i quali, dopo estenuanti battaglie legali, hanno conquistato quel cognome rinnegato e tanto desiderato.

Come Emanuela Villa. E come i tre figli di Vittorio Sgarbi, anche se lui ha dichiarato “di averne almeno 40 non riconosciuti”. Se pensiamo alle parole di Freud: “L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa” allora ci pare doveroso difenderci, psicologicamente e non, con una battuta tratta dal film: “Cado dalle nubi” in cui per il protagonista: “I problemi c’erano pure nella famiglia di Nazareth. C’era il padre, Giuseppe, che faceva il falegname e che non aveva più lavoro, non costruiva più casse da quando il Figlio resuscitava i morti”.

Luigi Di Maio e i politici…secondo Freud. Storie di ordinaria fotografia

Di Maio e gli altri politici…secondo Freud. Storie di ordinaria fotografia (nella foto Ansa, Sigmund Freud)