Dichiarazione d’indipendenza americana: “Fu illegale”

Pubblicato il 24 ottobre 2011 16:03 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 16:08

LONDRA, 24 OTT – La Dichiarazione d'Indipendenza americana e' stato un atto ''illegale'' e un ''tradimento''. E' questo quanto ha sostenuto un team legale britannico riunitosi a Filadelfia per discutere con i colleghi statunitensi la legalita' o meno del documento che segno' la conclusione del colonialismo inglese negli Stati americani. Ma alla fine la votazione ha dato loro torto e la legalita' della Dichiarazione di Thomas Jefferson e' stata confermata.

Secondo i britannici pero', non esiste oggi ne' esisteva allora un principio legale che permette ai gruppi di cittadini di stabilire le loro leggi quando e come desiderano. Cosa farebbero gli Usa se oggi il Texas decidesse di separarsi? In assenza di qualsiasi base legale, la Dichiarazione si appellava dunque a ''leggi naturali'' e a ''verita' evidenti'', ovvero per le quali non esisteva alcuna prova.

Inoltre, i malcontenti citati nella Dichiarazione erano, secondo gli avvocati britannici del Gray's Inn di Londra, troppo futili per giustificare la secessione. Il principale – niente tasse senza rappresentanza in Parlamento – altro non era che il desiderio da parte dei coloni di non risarcire quanto la Gran Bretagna aveva speso nei sette anni di guerra contro i francesi.

Secondo quanto riporta oggi la Bbc, i legali statunitensi del Temple American Inn of Court sostengono invece la validita' del principio di ''legge naturale'', secondo il quale un governo puo' esistere soltanto grazie al consenso dei popoli che rappresenta e che la fedelta' verso questo governo non e' piu' richiesta quando esso si macchia di tirannia.

La votazione nella Ben Franklin Hall, a pochi isolati dal luogo in cui il 4 luglio 1776 fu firmata la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti ha dato ragione agli americani e gli avvocati inglesi sono stati sconfitti.