“Diventi mamma e non servi più”: così una lettrice di Blitz racconta la sua storia personale di mobbing

Pubblicato il 8 Luglio 2009 15:34 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2009 15:34

«Diventi mamma…e non servi più». Inizia così il lungo commento di una nostra lettrice (Cuba1962) all’articolo sul mobbing del 27 maggio scorso, dove si evidenziava che il 70% delle donne di potere si accaniscono su altre donne.

«La cosa più bella che una donna possa desiderare è diventare mamma – prosegue la lettrice – Dopo tanti anni ho realizzato il mio sogno: è nata un angelo, veramente un angelo di bambina. Tutto questo ti ricopre di gioia poi un bel giorno devi fare i conti con l’invidia, la gelosia e soprattutto con la cattiveria umana. Diventi mamma… e… perdi il lavoro. Perdere il lavoro ai tempi d’oggi è una cosa molto tragica ma la cosa ancora più allucinante è che lo perdi non per mancanza di lavoro o per fallimento aziendale ma perché ti fanno mobbing».

Oggi si sente spesso nominare questa parola «ma fondamentalmente nessuno lo conosce bene o, mi spiego meglio nessuno è in grado di aiutarti. Leggo tutti i giorni che esistono centri, sindacati, associazioni ma alla fine sei sempre sola con te stessa, se poi aggiungiamo che per sfortuna sei anche economicamente in difficoltà sei proprio allo sbaraglio».

«Una mattina come le altre, vai in ufficio sembra tutto ok ma invece… inizia l’incubo. All’inizio non riesci tanto a comprende cosa stia succedendo anche perché ti colpiscono quando stai vivendo una momento della tua vita abbastanza impegnativo, a me è successo in un periodo meraviglioso. Poi i giorni, i mesi passano e ti rendi conto che qualcuno ti sta guardano, parlano in modo diverso, allora ti fermi, fai un esame di coscienza e ti chiedi cosa stia succedendo».

«Ancora oggi dopo 5 anni mi chiedo dove ho sbagliato, dove potevo tamponare, dove non sono riuscita a capire e soprattutto perché non ho capito cosa mi stava facendo quella donna prima di ammalarmi e dimettermi. Una cosa che sempre mi ritorna in mente è che nel mese di dicembre mi ha baciato per gli auguri di Natale dicendo che io per lei ero come l’aria che respirava dopo tanti anni di servizio e dopo 10 giorni mi ha detto di trovarmi un altro posto di lavoro. Mi faceva delle proposte indecenti ritrattando poi il giorno dopo e soprattutto in assenza di testimoni».

«Mi ha rovinato la vita ma quello che mi fa più soffrire è che, oltre alla mia, ha rovinato quella di mio marito, che devo dire è sempre stato al mio fianco senza parlare e c’era e c’è tutt’ora, e del mio piccolo angelo che chiedeva solo una mamma che sorridesse come prima e di non vederla sempre triste chiedendomi persino se la colpa fosse sua. Devo dire che se non avessi avuto lei in certi momenti… ma no non lo voglio ricordare».

«Ho pianto tanto, mi sono fatte tante domande ma non ho risolto nulla. L’unica cosa che volevo e che ho fatto, è di intraprendere una causa di lavoro contro di lei. Mi guardo allo specchio e mi vedo invecchiata di vent’anni ma voglio credere nei giudici. La devastazione arriva quando meno te lo aspetti ma non ci credi finché non la provi. Quel lavoro era tutta la mia vita. Ho dedicato anni per essere sempre più corretta, leale ma alla fine mi sono trovata sola. Ho abbandonato il posto di lavoro dopo 10 anni di servizio, mi sono e mi hanno umiliata, ho pianto, ho pregato e alla fine mi sono ammalata. Quando leggo esperienze come le mie mi sento impotente perché vorrei aiutare tutti ma purtroppo non riesco a fare nulla, come del resto ho fatto con la mia persona, non sono stata brava mi sono dovuta arrendere e dopo 5 anni sto ancora pagando le conseguenze».